ti ho visto,
un mucchio d’ossa
malconcio e floreale
con una valigia in mano
non appena le tue dita annodate come rami d’albero
hanno afferrato la maniglia.
ti ho guardato
scomparire
prima che la porta si
chiudesse.
ho visto la tua pelle sottile
scivolare tra i marciapiedi
e spezzarsi nel muro
di cemento della città.
le tue chiavi erano sprofondate
nel buco che avevi in tasca
e sono vomitate
dal lato del lavandino,
il tuo pranzo all’interno
del bagno.
ho guardato la tua bocca
di denti rotti
sputare vetriolo senza rumore
i tuoi tendini scindersi
dalla tua struttura
ti sei srotolato nel nulla
ti ho guardato
imballare le tue cose e
ho sorriso.
Tu lo sai,
c’è un motivo perché i poeti bevono.
L’astensione li fa star male
li rende sterili e vuoti.
Non hanno ispirazione.
Stasera la mia amante è un whisky
ha un’anima dolce e torbida
un aroma di pioggia fruttata.
Mi gioca brutti scherzi con i colori
emette suoni sulla mia lingua.
Fa crescere parole dove
nessuno più indugiava da settimane
e mi lega le mani
al resto del mondo.
È un riscatto
uno scherzo della stagione morta
e il mio cervello indolente
I morti non hanno bisogno di tornare a casa
o di essere invitati
non attendono alla porta
in attesa di entrare
o di varcare la soglia
con le dita incrociate
e una preghiera.
Non indossano i loro abiti migliori
non hanno giacca e cravatta
o gonne di broccato
per raggiungere le architravi
o spolverare i pavimenti di marmo.
Essi non cenano
sui vostri tavoli
con ossa di midollo o uova salate
non rubano le monete
da sotto i tappeti.
Solo vorranno indugiare
ancora un poco nel salone
emettere dei deboli lamenti
mentre il vento geme
chiedendosi perché avete voltato
la faccia contro il muro
per esibire
il miglior servizio di porcellana.
Se esistesse una donna
che valesse la pena sognare
probabilmente avrei passato la notte
a rovinare anche quel sogno.
Se esistesse una donna
che potessi amare davvero
potrei aspettarla un milione di anni.
anche se, conoscendomi,
arriverei tardi.
ho passato buona parte della vita
a guardare le cose succedere
agli altri.
niente salti.
niente grandi gesti.
niente precipizi.
solo l’attesa.
come un idiota seduto in una stazione
dove forse il treno
non passa nemmeno.
e ogni tanto mi sono chiesto:
chi diavolo sto aspettando?
forse sei passata davanti a me.
forse hai aperto quella porta
che ho visto aprirsi tante volte
senza avere il coraggio
di attraversarla.
forse eri tu.
o forse è solo una delle storie
che ci raccontiamo
quando la notte diventa troppo lunga.
se esistesse una donna
che valesse la pena sognare
vorrei che il sogno avesse il tuo viso.
se esistesse una donna
che valesse un milione di anni d’attesa
vorrei che avesse le tue mani,
la tua voce,
il tuo modo di entrare in una stanza
senza sapere
che hai appena cambiato tutto.
ma poi ho smesso di credere ai sogni
li ho lasciati andare
insieme alle occasioni,
alle speranze,
alle notti buttate via
e a tutte quelle cose
che uno finge di non rimpiangere.
eppure—
se da qualche parte
ci fosse ancora una donna
ad aspettare uno come me,
non chiederei molto.
solo qualcuno
che resti.
qualcuno che mi ami
senza trasformarmi
in qualcosa che non sono.
ho della sabbia tra i denti
da tanti giorni che non ricordo…
un caldo sole brucia nel deserto
mi brucia i capelli sulla nuca
ho i piedi coperti da ustioni
so cosa vuol dire
giocare con il fuoco
so come appollaiarmi
come un aquila sulle mie dita sottili
lungo un filo.
So che l’energia elettrica
scorre attraverso la gomma,
ad un centimetro dalla morte:
ma non sono ancora caduto.
in equilibrio mi dondolo
su dirupi senza fondo
vivendo un’esistenza precaria
Chissà se le mie ali funzionano ancora
o se le ho amputate…
se si sono atrofizzate sulla mia schiena,
o sono piene di bile…
sposto la sabbia
sto cercando un osso
uno scheletro, completo e ripulito
ma il deserto ha carbonizzato anche lui…
la sua pelle è bruciata
ha
solo sabbia
tra i denti
da tanti giorni
da non potersene ricordare