L’urlo di Munch

Avete presente quel quadro di Munch che fu rubato anni fa in un museo di Oslo, L’urlo? Una figura che si chiude le orecchie, con una faccia da teschio, su un ponte, sotto un cielo di fuoco? Un povero disgraziato con la bocca spalancata in un grido che pare rintronare nel mondo intero.

Nel quadro c’è un dettaglio cui nessuno fa caso. Alla fine del ponte, sullo sfondo, si intravedono due figure che sembrano infischiarsene dell’angoscia di quel poveraccio.

Nel suo diario, Munch ha scritto qualcosa che ho letto non so quante volte. «La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri… Sul perché sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere… Qualche volta ho lasciato il sentiero per buttarmi nel vortice della vita. Ma sempre ho dovuto ritornare su questo sentiero, sul ciglio di un precipizio».

E voi quell’angoscia non la provate mai? Io sono convinto che lui doveva sentirla. Angoscia d’essere solo, e di non poter essere quello che sei. Angoscia perfino di non poter gridare, perché nessuno t’ascolterebbe, a cominciare da te stesso, tanto che ti tappi le orecchie per non sentire il tuo stesso urlo.

La vita non è facile per nessuno, e spesso si cerca di adeguarsi, come fanno tutti.

Ma la verità è che siamo vittime di un’illusione.

Tu porti una maschera, come facciamo tutti, tanto che alla fine non sai più chi sei. E se un giorno provi a togliertela, per respirare una boccata d’ossigeno, il risultato è l’urlo di Munch, su quel ponte.

In quel quadro Munch ha dipinto voi, me e tutti quelli che ci hanno preceduto.

E non serve a nulla cercare risposte nelle illusioni, perché poi la realtà prende di nuovo il sopravvento. Ma poi, quale realtà? D’oggettivo non c’è niente. Non c’è mica bisogno di leggere Kierkegaard, o Kafka, o Sartre, per capire la condizione umana.

Esiste un io cosciente, un io inconscio e un terzo io, quello che ci attribuisce la gente.

Il primo crede di conoscersi, ma quel che vede sono solo le ombre della caverna di Platone, perché ciascuno di noi vede la “realtà” a proprio modo.

L’io inconscio ci sfugge, perché è dominato da forze incontrollabili, i traumi di Freud e gli archetipi di Jung, sepolti nel DNA.

Il terzo io, il modo in cui ci vede la gente, si rifrange in mille immagini differenti, perché ciascuno ci vede in un modo diverso.

Nell’impossibilità d’essere noi stessi, ci riduciamo tutti a portare una maschera, quella impostaci dalle convenzioni sociali: una maschera senza volto, come le immagini sugli specchi del labirinto. La famiglia? Un’altra maschera e un’altra trappola. Se poi un giorno cerchiamo d’affrancarci da questa colonia di formiche, cercando il nostro vero io, rischiamo di svegliarci trasformati nello scarafaggio di Kafka: la società ci cancella, poiché la diversità è tabù. Era sempre stato così, per tutti, e noi non siamo certo un’eccezione.

Non c’è scampo. Sia che accettassimo la maschera impostaci dagli altri o che cercassimo la nostra vera identità, il risultato è sempre lo stesso: l’alienazione e l’angoscia di Munch.

Chi sono dunque io? Lo scrittore? Il musicista? O quello che campava di espedienti? O l’amante dei sonetti di Shakespeare? O quello che sognava di riscrivere la propria vita, grazie a un progetto strampalato di vetture solari? O il disgraziato che non trovava il coraggio d’esternare i propri sentimenti a una donna, solo perché i capelli non erano del colore giusto? O tutte quelle cose insieme? O nessuna d’esse?

La morte di Dio è il prezzo che si paga per essere liberi delle proprie scelte e non essere inquadrati in niente.

6 thoughts on “L’urlo di Munch

  1. KC ha detto:

    🙂 bella la recensione…. non avevo mai pensato a quello che hai scritto…. bel lavoro!! 😉

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  2. hilary ha detto:

    stupefacente
    ma se nessuno se nè accorto c’è anche una cascata

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  3. davide ha detto:

    si la riflessione non è male,più che altro è un pò riduttiva,soprattutto quando parli dei “tre io”,ma magari sono troppo pirandelliano 🙂
    bel blog.

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  4. lota ha detto:

    è tutto proprio vero ciò che scrivi.. e io credo che tutti hanno provato o proveranno quell’urlo, ma poi la maggioranza preferirà continuare a conformarsi al mondo e alla nostra bella e buona società, finendo per inquinare la propria mente a tal punto da riconoscersi solamente in un immagine plasmata dal mondo esterno.e chi non accetterà queste condizioni?sarà il diverso e farà paura, sarà escluso, e parleranno di lui in negativo, ma avrà avuto il coraggio per essere libero..

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  5. Franci ha detto:

    mi piace come scrivi e devo dire che sei riuscito a farmi piacere un quadro che prima d’ora avevo sempre respinto, grazie 🙂

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  6. do ha detto:

    ..libero arbitrio- un evidente eccesso di fiducia..

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