Il fondo non ha rumore

Odio questa vita
come si odia una stanza troppo stretta e troppo sporca
una stanza dove l’aria sa di sonno cattivo e occasioni marcite.
Odio non sapere dove va a finire tutta questa roba.
Sei mesi fa credevo di aver messo le mani sul volante.
Adesso la macchina ha sfondato il guardrail e continua a scendere.
pezzo dopo pezzo.
silenzio dopo silenzio.

La sera mi sdraio e fisso il soffitto
come si fissa un conto che non potrai mai pagare.
E mi dico:
forse stanotte sì.
forse stanotte il corpo si dimentica di continuare.
Ma il mattino arriva sempre, sporco, puntuale
con quella sua luce miserabile.
E c’è qualcosa di agrodolce in questo restare vivi.
Solo che, ultimamente, del dolce non è rimasto quasi niente.
È tutto amaro.
amaro come il fondo del bicchiere,
amaro come una preghiera detta male.

Odio quella che ero.
Odio quella che sto diventando.
Tutti parlano di cambiare come se fosse voltare pagina
come se bastasse lavarsi la faccia e giurare di essere migliori.
Stronzate.
Cambiare ti strappa via la pelle.
Ti chiede una forza che non hai, una riserva che non hai mai avuto.
Ti svuota.
Ti lascia lì, seduta tra i resti
a guardarti vivere come si guarda un’estranea che non hai invitato.

E io con me stessa non ci so stare.
Sono la peggior compagnia che mi sia capitata.
Mi porto addosso pensieri che graffiano
ricordi che non scaldano più
una nostalgia marcia, rancida, con i denti stretti.
Non è nostalgia, in fondo.
È veleno con una bella calligrafia.

Continuo a dirmi che arriverà una svolta.
Che qualcosa cederà.
Che da qualche parte, in fondo al tunnel, ci sarà una luce.
Me lo racconto da anni.
Anni.
E il tunnel non finisce, e la luce non arriva
e il buio ormai mi conosce per nome.

Il fondo l’ho toccato tanto tempo fa.
La verità è che non sono mai stata abbastanza forte da risalire.
Una volta pensavo di essere intrappolata.
Adesso penso soltanto che questo sia il mio posto.
Che forse appartengo qui, tra le cose rotte, tra i muri umidi
tra le ombre che non fanno più paura
perché hanno la tua stessa faccia.
Forse è sbagliato essersi arresi a questo.
Forse.
Ma non so nemmeno se ho ancora paura.
Non so nemmeno se sento ancora qualcosa.
Dopo tutto questo tempo
i demoni devono avermi preso per una di famiglia.

Sono il guscio di una stella caduta
buttata giù da un desiderio venuto male.
La sagoma di una ragazza giovane
inghiottita dalle sue fantasie morte.
Vuota.
Piccola.
Inutile.

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