L’angelo caduto

Un perfetto artigiano,
mi ha creato dall’aria e dalla luce
e dal calore
di tutta la musica che conosceva.
Ha messo il miele sulla mia lingua
e ha acceso mille domande sulle mie labbra
ma sono bruciate troppo intensamente
lasciandomi assetato.

Mi ha vestito di ali morbide
e di lino, fresco e pulito
ha accecato le mie membra
e ha bruciato la mia pelle
di un bianco liscio dalle immagini scolpite
che hanno stregato il mio orgoglio
e oscurato il mio cuore.

Mi ha fatto sedere al suo tavolo
e mi hai nutrito con uva e fichi
per stuzzicarmi l’appetito
e farmi soffrire
un momento di accecante grandezza
che potrei catturare
e lo metterebbe in ombra.

Ha sfoggiato la saggezza dei secoli
e un cuore fragile
di mondi e lingue invisibili.
Ha fatto promesse con i colori
e prismi del bene e del male
che hanno macchiato le mie labbra come un frutto proibito
e mi ha fatto desiderare di più.

Un angelo imperfetto,
io sono stato creato a sua immagine
e nella maledizione
di tutta la bellezza che amava.
Ha messo il desiderio nel mio cuore
e un desiderio di adorazione
che mi ha portato al culmine…
ma non poteva essere negato.

Come una speranza

Lo so già
che ti rimpiangerò
ogni mattina…
Ogni volta che
sei riuscita
a farmi sentire
troppo reale per vivere.

Sono andato da te
con le mani troppo pulite
per questa vita
e con un cuore
pieno di giorni sporchi.
Ho violato le tue ali
e bramato
il nodo nella tua gola.

Tu
mi ha portato qualcosa
di eterno,
prezioso
come un nome nuovo
che ho quasi riconosciuto

come una speranza …

Vergogna

Indossi la mia vergogna
in un cupo sipario di lacrime
un unico filo di seta scura,
strappato alla notte,
finisce di sfilacciarsi nella luce morente
che scivola sotto la mia porta.
Una patina di dubbio indossata ai margini
si aggrappa come un sudario
vecchio di troppi anni
distruggendo pensieri semplici
in parole pericolose.
E nel grembo dei tuoi sospiri,
un’ombra sfigurata si siede
a banchettare in mondi
che non possono esistere.
Il mio triste sorriso smentisce
il peso brillante delle stelle
e nel fitto assassinio del sonno,
dove i sogni sono un gioco di luce,
sei evaporata
come una casa di sospiri
versata dal mio sangue…

La nostra casa

Non è rimasto niente
del posto…
solo una planimetria
incisa nei nostri cuori.
L’estate ha un modo tutto suo
di far finire il mondo.
Dicono che la casa sia bruciata
una mattina d’agosto
trenta minuti di scintille
nella gloria di Dio
fuori sul prato.
I vicini non lo hanno
neanche notato
e i pompieri
dormivano tutti, quel giorno.

Siamo tornati in autunno
e perlustrato il cortile,
cercando di ricordare
dove era il soggiorno
e di che colore
avevamo dipinto la cucina…
ricordi sopiti nelle ceneri
come soffici orme di gatto
dove lievi i nostri passi
hanno rivelato cosa
fingevamo di non sapere.
Quella fine è stata
una perdita tremenda.
E i nostri ricordi rimangono
freddi e immobili nell’oscurità…

L’amore ai tempi del virus

Si muove lentamente
diventa caldo e denso
e corre sotto la pelle
ferendo il tuo corpo
come morbido cuoio
e sotto le mie dita
la tua bocca mi spinge
dentro quel sentiero.

Posso assaggiare i sogni di mezza estate
dalle tue labbra
sul tuo seno gonfio di passioni
lune piene falcate
risplendono in barattoli di rame
e l’essenza ricca e matura dell’atropina
pervade le tue gambe.

E sotto i fianchi,
i viticci intrappolano le mie dita
costringendoli nelle scure fessure
dove il tuo fiore sboccia
caldo ed esotico
dentro di me…