Il Passato

È strano quanto sia vicino il passato, anche quando lo credi lontanissimo. Strano come sia capace di balzare fuori da una frase e aggredirti. Strano come ogni oggetto, ogni parola possa ospitare un fantasma.

Il passato non è un luogo a parte. È molti, molti luoghi, sempre pronti a risorgere nel presente. Ed è tutto collegato. È tutta una questione di tempo che si accumula. Continua a crescere, e può coglierti violentemente di sorpresa in qualunque momento. Il passato dimora nel presente ricordandoti tutto ciò che non è più.

Sgorga dai segnali stradali e dalle targhe sulle panchine del parco, dalle canzoni, dai volti e dalle copertine dei libri. Qualche volta basta la vista di un albero o di un tramonto per schiaffeggiarti con la potenza di tutti gli alberi o i tramonti che hai visto in vita tua, e non c’è modo di proteggersi. Non c’è modo di vivere in un mondo senza libri, alberi o tramonti. Non c’è e basta.

Tutto è diverso

Ora tutto è diverso.
Niente è più come prima.
questo mondo è pieno di rimorsi
che aumentano a ogni secondo che passa.
Tutto è diverso ora.
Il mondo è affamato di cambiamenti.
Le scelte di oggi
creano i rimpianti di domani
Ora tutto è diverso.
Le cose che sono successe in passato…?
che importanza hanno ancora?
Non è che possiamo tornare indietro…
Tutto è diverso ora.
È così diverso…
le persone di allora avrebbero detto
che per noi è impossibile…
Ora è tutto diverso.
vivere in questo posto
è terribile per il nostro futuro
ma non fare nulla
è ancora peggio.
Ora è tutto diverso.
è difficile capire dove saremo
in futuro.
Allora non proviamo nemmeno ad andare lontano.
Ora è tutto diverso.
Questa vita è orribile, terrificante.
Ogni cosa che facciamo è come un
massacro emotivo

Ora è tutto diverso.

Battaglia d’amore

Il mio decoro non è che un lento smantellamento della tua lingua, la mia raffinatezza una facciata di sentimenti ed emozioni messe a nudo. Ho sentito il tuo sorriso – quel perfido arricciarsi delle tue labbra flessuose mentre mi lasciavi in un disordine di seta e lino, tenero ed esposto dal tuo tocco esigente. Vuoi giocare a questo piccolo gioco di seduttore e sedotta per vedere chi vince la battaglia del giorno e io concedo la sconfitta. La mia bandiera bianca sventola luminosa, senza rimorsi, ma non fraintendermi… Non ho ancora finito con te. Goditi il tuo momento di gloria, perché quando avrò finito, l’oscurità lussureggiante che è la tua mente conterrà solo la debole impressione del gelsomino e della vaniglia che corrono dietro a un’eco soffice di risate che non potrai mai cogliere.

Il mio altare è pulito, vorresti stenderti come sacrificio? Ci sono inni che sono destinati solo alla tua pelle e confessioni ascoltate solo dal tuo cuore. Mi negheresti la redenzione?

 

Rebus

Io sono il santo
Tu il peccatore
Io sono il perdente
Tu sei il vincitore
Io sono la tempesta
Tu sei la calma
Io sono il dolore
Tu sei il balsamo
Io indosso i tuoi pensieri
Tu mangi la mia anima
Io sono a pezzi
Tu sei il tutto
Io voglio la pace
Tu adori la guerra
Io sono la tua vergine
Tu sei la mia puttana
Io rubo le emozioni
Tu vivi per la ragione
Io sono troppo fedele
Tu insegui il tradimento
Io ti spezzo il cuore
Tu mi fai sanguinare la mente
Dici che sono gentile
ma sei crudele ad essere gentile

La vita e la morte

L’allungamento della vita ci ha illusi che la morte potesse non riguardarci, che venisse sempre dopo, che appartenesse all’altrove. Invece confina con la vita, ne rappresenta il compimento, talora la completa.

Come un canto di speranza

Credo che ciò che chiamiamo realtà sia una sorta di sogno solido, coerente, continuo, passeggero e fragile, legato allo spazio e al tempo. Come la scena di un teatro di cui siamo gli attori, in cui entriamo nascendo e da cui usciamo morendo. Credo che il tempo, mischiato allo spazio, sia una bolla di cui siamo prigionieri. Una parentesi nell’eternità.

Credo che la morte sia lo scopo e il culmine di una vita di cui essa segna il ritorno all’eternità primitiva. Credo che la morte sia una vittoria travestita da disfatta e la soglia da varcare per entrare in una giustizia e in una verità di cui quaggiù inseguiamo soltanto le ombre.

Finché vivrò, mi ricorderò di te. Ma quando saranno scomparsi tutti coloro che abbiamo conosciuto, chi si ricorderà di noi?

Nessuno? Impossibile. Nel tempo, tutto si cancella, tutto si dimentica, tutto scompare. Ma il passato non è mai morto, non è nemmeno passato perché la luce lo raccoglie e lo trasporta. A distanze infinite, è un passato infinito quello che ci viene restituito ancora vivo. Il futuro, per Omero, era sulle ginocchia di Dio. Nell’eternità niente di ciò che è stato potrà mai più essere. Credo che eterno e infinito Dio sia come la memoria di questo mondo che ha fatto uscire, nel tempo di un lampo, da ciò che, a torto, chiamiamo il niente. Quando gli uomini saranno scomparsi, Dio sarà il solo a potersi ricordare ancora di loro. E di noi due.

Quello che volevo dirti, fin dall’inizio di queste righe che sono scritte per te, è che un giorno saremo insieme, uniti per sempre l’una all’altro, fuori da questo tempo mortale, nel ricordo e nella luce di Dio.