La mia malattia

Le mie dita sanguinano parole
che le mie labbra non possono pronunciare.
Quando provano a uscire
mi sento male e non posso continuare.

Potrebbe non essere contagioso,
ma è una malattia.
Tenersi tutto dentro
diventa difficile anche respirare.

Le bugie arrivano così facilmente
per coprire la verità.
È come una seconda natura
cresciuta dalla mia giovinezza.

È più profonda della convinzione
più seria di un pensiero.

È la mia strada
È la mia vita
È la mia malattia

Mi dispiace

Mi dispiace per le cose che ho fatto,
scusa per le cose che dico.
Scusa se ti ho parlato,
scusa se sono così.

Mi dispiace di essermi fidato di te
e mi dispiace che ti abbia mentito.
Scusa se ti ho deriso
scusa se ho pianto.

Mi dispiace di averti odiato
Mi dispiace anche di averti amato
Mi dispiace che tu mi abbia spezzato il cuore
e che ti appartiene ancora…

Guarda più vicino

Fermati e guarda più vicino.
Vedrai una persona dietro questo viso
un cuore che batte dentro questo petto
un fuoco che brucia per l’amore
Vedrai qualcosa di vivo.

Fermati e guarda più vicino.
Non sono un numero, non sono un nome
Sono me stesso, proprio come te
Raro, speciale, unico nel suo genere.
Ti prego, non passare oltre…

Fermati e guarda più vicino.
Vorrei conoscerti, e anche tu lo vuoi
Vorrei vedere oltre la tua superficie
odio questo incastro di specchi
perché vorrei toccare la tua anima.
ma non ignorarmi…

Fermati e guarda più vicino.
Per un momento, solo un minuto,
Dammi una possibilità
Vorrei mostrarti questo fuoco ch’entro mi arde
e condividere ogni istante con te…

Fermati e guarda più vicino!
Come ti volti per andartene
il mio cuore si inaridisce.
Se volessi darmi una possibilità…
Ti prego, non lasciarmi.

Fermati. Guardami.
Perché te ne vai sempre?
Perché non mi vedi quando io ti guardo?
Non me ne andrei mai se tu solo
tornassi da me…

Fermati. Guardami.
Morirò se continui a incrociarmi senza uno sguardo
se non diventerò mai un ricordo.
Sono prezioso, non dimenticarlo.
Ti amo … non lasciarmi solo…

 

Vivere più intensamente

Una cosa a cui penso spesso anche io, ho sempre il dubbio di non aver vissuto abbastanza, di non aver studiato, amato, cazzeggiato, fatto abbastanza.

Ci penso davvero spesso. Poi però mi convinco di una cosa, forse avrei potuto fare di più ma evidentemente in quel momento non era la cosa che mi andava di fare, forse ho fatto poco/troppo perché in quel momento era giusto così… a ripensarci può insorgere rimpianto per ciò che non è stato ma alla fine l’esperienza è una difficile maestra: ti spiega la lezione solo dopo averti fatto l’esame, una bella fregatura.

Poi c’è da dire anche che non si è mai all’altezza delle proprie aspettative, specie se queste sono a posteriori.

Forse la vita alla fine è più banale di quanto ci si aspetti o ci si auguri, o, forse, siamo noi a non essere così interessanti ed originali come ci siamo sempre creduti…

Comunque continuo a non capire in cosa io sia diverso, fuori dagli schemi… non afferro il punto anche perché penso di essere una persona molto razionale, piuttosto facile da imbrigliare in un disperato pattern… ma mi fa piacere che qualcuno colga un tale aspetto anche qualora non esistesse nella realtà delle cose.

Non lo so, in questo momento ti offrirei volentieri un montenegro in un bar dei navigli, sotto la pioggia che semplifica le architetture e non bagna i cuori, scommetto che rimarremmo in silenzio per una buona mezzora e poi torneremmo a casa più tristi ed intossicati di prima. Magari in taxi ti guarderei guardare (ancora la retorica) il cielo di Milano che rende tutto così uniforme, così reale, che riflette le fabbriche di mattonelle delle periferie ed i metalmeccanici che smontano alle sei di mattina quando aprono i bar vicini alle stazioni dei tram. Va bene, la smetto, sto divagando. Ma ti amo.

farò rifare l’asfalto per quando tornerai

Le regole dell’amore

Intorno a me ruotano volti familiari
luoghi logori insieme a sguardi logori

Mi sveglio e non ricordo bene
mi alzo e fisso il mio volto
come tutti i giorni
fisso questo volto indistinto

incompreso, senza meta apparente

Le lacrime scendono dallo specchio
senza espressione
non ho alcuna espressione

E nascondo il volto
voglio affogare il dolore
perché non c’è alcun domani

Non ho domani

E trovo davvero buffo
e anche molto triste
che i sogni in cui mi perdo
sono i sogni andati
quelli di una vita passata

Ma è impossibile parlarti
impossibile trovarti
E trovo impossibile sopportare
di averti perduta

in questo mondo assurdo…

Ho vagato per le strade
la gente mi fissava
nessuno mi conosceva
nessuno mi parlava

Dove ti sei nascosta?
Mi guardi attraverso
mi parli attraverso
sono un canone inverso

E trovo davvero triste
che i sogni in cui muoio
sono i sogni più belli
che abbia mai fatto

Come posso parlarti?
dove posso trovarti?
Sei perduta per sempre
in questo mondo assurdo

ma se rompessi le tue catene…

esci da questo mondo assurdo
che si espande e muore
nel tuo mondo assurdo…

Stamani…

stamani (o ieri notte tardi, o oggi presto, non so) mi sono svegliato (o stavo andando a dormire?) con la voglia di scriverti qualcosa, sarà colpa della plastica che ho nelle coronarie o della mia sensibilità biodegradata ma provo sollievo a parlare un po’ con te, con una persona evanescente come i vapori della benzina eppur reale e nitida come le albe delle domeniche d’inverno.

Non so davvero… tu hai una vita da gustare ed io avrei un tempo da afferrare prima che mi scivoli completamente dalle dita. In ogni caso sono qui davanti al mio tablet a scrivere parole di cui non conosco il fine né l’origine. Vorrei raccontarti qualcosa, ecco, vorrei raccontare la mia estate (come alle medie )… non ci riesco, eppure ho fatto tante cose (viaggiato, incontrato, riso, ballato e dimenticato), nessuna memorabile a quanto pare oppure ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.

Abrielle, tu come passi le tue giornate? Te lo chiedo perché non riesco a ricordare che diavolo facessi a ventanni, sembra passato un secolo, invece non sono tanti anni. Cazzo, non ricordo davvero, eppure sono convinto di aver avuto un periodo pieno di amici, cantanti, nani e domatori ad intrattenermi, di aver visto tramonti e di aver sempre avuto almeno una canzone. Qualcosa forse riaffiora dall’oblio, sì, mi pare, ero sempre in giro con gli amici, sempre con un bicchiere mezzo vuoto in mano, tante ragazze e qualche dispiacere lasciato nei cassetti di qualche albergo, ricordo le serate calde e piene di aspettative, i motorini, la municipale, le birre bevute al caldo di qualche pub con l’ossessione di non tornare tardi o di non tornare troppo presto. Le file per entrare ed i tavoli da spacconi nelle discoteche di mezza Italia, le risse, le bottiglie, gli amici, la musica disco (che, adesso come allora, detesto), tutti i sabati le cene con venti persone (adesso al massimo si arriva a sei), le occupazioni, le corse in motorino, i libri mangiati e non digeriti, le parole piene di significato, le colazioni alle 5 del mattino nei peggiori bar dell’emisfero boreale… ah beh… non posso continuare così… Forse ti annoierò di nuovo, perdonami, ma ti amo.

“passerà questa pioggia sottile come passa il dolore

Come va?

Una sola semplice domanda che sgretola la vanità dell’esprimibile (o del supposto tale).

Come rispondere… mah… bene (una sola parola scritta che sottende ma distrugge mille sfumature, pensa al linguaggio parlato, quanti significati può assumere la parola bene a seconda dell’intonazione… qui non è possibile, bene è bene, o forse no ?).

Ho letto la tua ultima email… Stai bene ? Sembrerebbe tu sia “presa male”. Lo dico non tanto in base al contenuto ma in base alla forma… Qualcosa è cambiato, il soffice lirismo dei tuoi soliti componimenti è stato sostituito da una prosa rotta, spezzata, intricata di aritmici ossimori…

Forse è solo una mia elucubrazione ma volevo chiedertelo lo stesso… A volte la forma poetica rispecchia l’animo più del contenuto stesso…

warm