Le parole non dette

Un tempo non usavo mai i puntini di sospensione… e pensavo che fossero solo la evidente mancanza di idee.
Ma poi, come sempre, il tempo passa, tutto si allunga, cambia, si modifica, si pone e contrappone, e alla fine anche i puntini di sospensione arrivano ad assumere un significato.

Di solito sono parole non dette.
Parole che si vorrebbero dire ma di cui se ne ignora l’effetto. E che per questo vengono tralasciate.
Parole che vorrebbero esprimere una sensazione, un concetto.
Sono parole, ecco.

E tante, tante volte avrei voluto dire qualcosa di più, scrivere qualcosa di più.
E avrei voluto inondarti di parole, tante parole, come un fiume in piena che potrebbe anche esondare.

Chissà.
Forse un giorno arriverò a sospendere i miei puntini di sospensione.

Anche se poi… sono le parole non dette a sedurci, fino a mattina, fino alla fine…

Il destino

Ritenere che il destino sia già scritto potrebbe togliere alla nostra vita quel sapore di potercela fare, prima o poi…

Preferisco pensare che sono solo io a poter costruire la mia vita… ma sono affascinato anche da un’altra possibilità…
che la mia vita abbia infinite possibilità.. come le dimensioni…

sappiamo quante dimensioni esistono? o sappiamo se l’universo è davvero finito? o sappiamo se esistono più universi, ognuno contenente la mia vita, ognuno contenente ogni possibile possibilità…. che ti avrei conosciuto o che non ti avrei nemmeno presa in considerazione…

in questo modo il destino sarebbe in un certo senso già scritto, eppure, contemplando ogni universo qualsiasi possibilità, contempla anche la sua casualità…

allora
quello che è importante in questa vita
è solo fare le scelte giuste questa volta…
perchè…
questa volta…
è tutto ciò che abbiamo…

Ti ricordi?

I lecca-lecca si trasformavano in sigarette. Gli innocenti in puttane. I compiti finivano nella spazzatura.
I telefoni cellulari li utilizzavamo in classe.
La soda era come vodka.

Ti ricordi di quando andavamo a dondolarci su un altalena nel parco giochi e come protezione dovevamo indossare il casco?
Quando la cosa peggiore che un ragazzo poteva avere non era la ragazza, ma i pidocchi?

Ricordati.
Le spalle di papà erano il posto più alto del mondo e la mamma era il più grande eroe. I nemici dei nostri fratelli erano le sorelle, la guerra era solo un gioco di carte e l’unica droga che conoscevamo era lo sciroppo per la tosse.
Il più grande dolore che potevamo sentire era come uno schiaffo sulla faccia e gli addii duravano solo fino a domani.
Ti ricordi?

E tutti noi non vedevamo l’ora di crescere!

Summer Smoking

Cambio

Le persone cambiano.
Le persone muoiono.
La vita è una seccatura: è sempre lì e si muove in continuazione.
Non la smette mai di cambiare e di restare sempre la stessa.
Procede, corre, torna sui suoi passi.
Si accanisce a confondere le carte.
Va in cerca del nuovo ed è già vecchio.
Chi sta in alto? Chi sta in basso?
Chi è buono? chi è cattivo?
Non sappiamo più dove ci troviamo…
non sappiamo più chi siamo…
perchè…

Il sesso non dovrebbe definire l’amore.
Il genere non deve controllare l’attrazione.
L’immagine non dovrebbe creare odio.
L’amicizia non deve essere una porta.

Facebook non solo

Qual è il vantaggio di mettersi in mostra su una piazza virtuale con il pretesto di fare incontri interessanti?

L’amore ai tempi di Facebook è malato.

Amicizia e amore acquisiscono valore con la riservatezza. La loro prova è nel quotidiano, nel frequentarsi, nel litigare: sono qualcosa di prezioso che presuppone lentezza.

L’entusiasmo, però, sta finendo. E i fanatici della prima ora cominciano a ricredersi. Perché trovato l’ex fidanzato, rintracciato quello che non ti filava al liceo e che adesso ha la pancia (ben gli sta), fatta «amicizia» con il cantante preferito, cosa resta di Facebook? Noia, direbbe il Califfo. Cioè: persone che non sentivi prima e che continui a non sentire dopo; presunti «amici» ai quali non hai mai mandato nemmeno un messaggio, ma che sono lì a mostrare a tutto il «Facebookmondo» che la tua rete sociale è ricchissima.

Sottotitolo di Facebook: ci sarà un motivo se non ci vediamo da anni, caro ex compagno di scuola…
Facebook dura tre settimane. Poi ti rimane quella sensazione strana: sì, hai trovato chi non sentivi dalle elementari, ma scambiate le domande di rito, cos’altro gli dici?

Non è solo un discorso di privacy. Non mi piace forzare i legami, accelerare le mie emozioni. Facebook è un illusionista: è una vetrina sociale di rapporti falsi. Ha fatto aumentare tradimenti, divorzi, violenze. Sono l’unico a scrivere le lettere come una volta?

Facebook no, è una forma di guardonismo micidiale: è come imparare a fare l’amore leggendo i giornaletti porno…