Un giorno

E un giorno ti svegli e ti accorgi di aver trovato finalmente l’errore.
E ti rendi conto di avere sbagliato tutto.
E allora… non puoi far altro che ricominciare da capo e ricostruire la tua vita, passo dopo passo. Ma pian piano ti accorgi ancora di aver tralasciato qualcosa…
E poi un’altra mattina ti risvegli, e credi ancora di aver capito dove sbagli, e ricominci… Ed è un ciclo che si sussegue, e ogni volta l’errore è lo stesso, ma non sai qual’è…

La nostra casa

Non è rimasto niente
del posto…
solo una planimetria
incisa nei nostri cuori.
L’estate ha un modo tutto suo
di far finire il mondo.
Dicono che la casa sia bruciata
una mattina d’agosto
trenta minuti di scintille
nella gloria di Dio
fuori sul prato.
I vicini non lo hanno
neanche notato
e i pompieri
dormivano tutti, quel giorno.

Siamo tornati in autunno
e perlustrato il cortile,
cercando di ricordare
dove era il soggiorno
e di che colore
avevamo dipinto la cucina…
ricordi sopiti nelle ceneri
come soffici orme di gatto
dove lievi i nostri passi
hanno rivelato cosa
fingevamo di non sapere.
Quella fine è stata
una perdita tremenda.
E i nostri ricordi rimangono
freddi e immobili nell’oscurità…

Abrielle

Quella pazza, folle e scatenata.
Quella seria, dolce e sempre attenta.
Due personalità, una persona ed una gran confusione…

Abrielle:
sempre con la sigaretta in bocca.
sempre con il sorriso sul viso, anche quando dovrebbe piangere.
sempre con la macchina fotografica appresso.
sempre con un foglio ed una penna in mano.
sempre con la sua generosità che manderebbe nel cesso.
sempre con la sua freddezza, e il suo muro protettivo.
sempre con gli occhi aperti e i piedi per terra.
sempre con qualcosa da dire.
sempre con quella sua matta voglia di volare che si porta dietro da sempre.
sempre con quel desiderio di urlare, ridere, ballare e sballare in ogni momento.

Abrielle, che farebbe di tutto per smettere di pensare per un secondo, o forse anche per l’eternità.
Abrielle, otto lettere dell’alfabeto che nascondono tanto, troppo.
Tante esperienze in pochi anni,
tante lacrime in un passato che sembra non avere mai fine
e tanti sorrisi nel presente, che spera rimarrà futuro.

Abrielle:
sempre senza mai, tutta se stessa.

I sogni passati

Quando il tempo passa scorrono via tutti i sogni e rimane solo la vita…
Il sogno dei miei diciotto anni è svanito.
Non si tratta soltanto dei diciotto anni del corpo fisico… ma di qualcosa d’altro.
Sono gli anni dell’avvenire, e le promesse della vita, e i sogni assurdi e irrealizzabili di quegli anni, e l’amore che ti accompagna alla primavera dell’esistenza.
A volte penso che mi piacerebbe tornare indietro.
Ma poi alla fine ci ripenso… perché in fondo la mia vita ha seguito le mie scelte.
Sono loro che nel bene o nel male le danno un significato.
E danno un significato anche a quello che sono io adesso, alle mie parole, ai miei pensieri.
Anche a queste poche righe, che ti sto scrivendo.
Perché sto sperimentando una cosa che mi lascia perplesso.
Mi manchi…

Un altro addio

Potresti arrivare mai a capirlo davvero?
l’odio si esaurisce dopo poche ore …
divora tua sensibilità.
E mentre guardo dall’alto la confusione intricata che è la mia stanza
penso a ciascuno di voi.
L’argento incontra l’acciaio nell’abbraccio contorto che è la vita.
Nauseante.
Gocce di assenzio dai miei occhi spenti.
Il lavello trabocca di spuma liquida.
L’assenzio gocciola dalle mie labbra.
Un quadro stampato nei miei occhi.
Le mie tonalità, la tela.
La mia retina, la vernice.
Le mie ciglia, il pennello.
Le mie palpebre, il cavalletto.
Ogni volta che sbatto le palpebre una nuova foto si presenta al mondo.
C’è un universo in tutte.
O è semplicemente il tuo riflesso?
Sì … c’è una risposta alla vita.
ma non fissarla troppo a lungo.
È così facile perdersi dentro di te.
L’oro del mio braccialetto cattura la luce, un tremolante riflesso
… e penso a te.
Come ti ho ferito, come ti ho amato o semplicemente come non ho fatto nulla
né mi è stata data un’altra possibilità.
Gli amori andati.
Gli amici passati.
…e penso a te.
Anche uno sconosciuto, lo sa, che penso a te.
Potresti trovare le risposte alla vita negli squarci sulle tue pareti?
Penso a come lo imparerai.
Penso a come morirai, a come vivrai.
Penso a come amerai o non amerai più.
Quale strada scegli non m’importa ormai.
Ci incontreremo dall’altra parte.
Sprofondo nell’abisso ma una una luce afferra i miei sensi
perché conosco la realtà del mio futuro
eppure non so cosa fare
e prego di avere quelle risposte che già conosco.
Perché io stesso ho già scritto la domanda e la risposta.

Vedo le colombe nei tuoi occhi, che si alzano, e volano.
Ogni singola piuma riflette il risultato del passato sul tuo presente.
Vedo il cervello nella tua testa, cadere, cadere…
Le tue mani vagare irrequiete.
La tua mente meravigliata e rapita
da questo stato temporaneo
che è la vita…