Luci della città

Elisabetta.
Desdemona. Abrielle.

Ho scoperto stanotte che hai disabilitato il tuo indirizzo email, e nessun altro mio messaggio potrà più raggiungerti.

Mi era preso di scriverti questa sera perché mi era capitato di rivedere un vecchio film, non so se lo conosci, “Luci della città” di Charlie Chaplin.

La scena finale, con il primo piano di Charlot e della fioraia che, toccandogli la mano, si accorge che si tratta dell’uomo che le ha ridato la vista è di una meraviglia tale da lasciar commossi ad ogni visione.

Solo chi ha sofferto, sperato, amato così tanto può comprendere il tumulto interiore degli ultimi istanti di “Luci della città”. Quelli nei quali il cuore sembra scoppiare da un momento all’altro. Nei quali il tempo si vorrebbe più rapido del suo normale scorrere.

Momenti nei quali si vorrebbe dire così tanto da non riuscire a dire niente. Secondi che restano sospesi nel tempo, e immagini che rimangono ancorate nella memoria anche ad anni, decenni di distanza, forse per tutta una vita.

Ho visto quella scena e ho ripensato a noi, a due persone che si sono scritte per tanti anni ma non si sono mai incontrate, e che forse, chissà, sfiorandosi in un pub, un centro commerciale, un teatro, per strada, avrebbero potuto riconoscersi, solo tenendosi la mano.

Avrei voluto tenerti per mano.
Scrivimi, se ci sei ancora.
Mi manchi.

Volano via

Volano via i pensieri più folli,
volano via i pensieri più vivi,
volano via le rime,
le note,
le strofe.

Volano via sorrisi,
volano via lacrime,
volano via i ricordi.

Tutto vola,
tutto è leggero,
tutto.

Volano via le sere passate ad aspettarti,
volano via le sere al cinema
passate a ridere.

Vola via il fumo della sigaretta appena accesa,
vola via il profumo del caffè
che tanto mi fa impazzire,
vola via la libertà,
vola via quella colomba lassù.

Volano via le nuvole,
vola via tutto.
E io resto con i piedi per terra.
Aspettando l’amore
per volare via da qui.

Volano i miei pensieri
vola la mia mente
per lasciar spazio
ai miei sogni
impossibili.

Un bacio mortale

Spegnilo, abbassalo
questo borbottìo
che tortura la mia mente.
Soffocami
in silenzio.
Porta la mia anima
in un luogo tranquillo.

Tiralo fuori, riprendilo
questo respiro maledetto
che mi brucia il petto.
Annegami
nella morte.
Schiaccia il mio cuore
in pezzi.

Mettilo giù, mettilo via
questo grido sussurrato
che mi riempie l’orecchio.
Seppelliscimi
nel dolore.
Manda i miei pensieri
al dolce oblio.

Fai smettere, fai riposare
questo orrore senza fine
che uccide i miei occhi.
Imprigionami
nelle tenebre.
Rivolgi le mie grida
a un Dio sordo.

Scappa, fuggi davanti
a questa tempesta impetuosa
che segue i miei passi.
Coprimi
di odio.
Cessa la mia sofferenza
con questo… bacio di morte.

Amarezza

Amarezza
Una vile malattia
può indurire il cuore
mettere in ginocchio l’anima.

Irraggiungibile
Non può essere trovata.
(questa maledizione devastante)
È silenziosa e sonora.

Divorante
Cambia l’anima
Spegne la fiamma
Lascia un segno su tutti noi.

Danneggia
Ogni uomo che trova
cambia del tutto
i loro cuori e le loro menti.

Perseverante
Fino alla fine dei vostri giorni,
questo stato putrido
vi dilanierà.

Ingannevole
Cancella i rimpianti.
Inquina la mente
Si maschera da minaccia.

Tutto ciò che tieni stretto
si ridurrà in polvere
Nel vento che è…
amarezza.

Detriti

C’era una volta un fuoco.
Un fuoco che riscaldava il cuore
un fuoco che ci teneva uniti
un fuoco che dava protezione
e ci accoglieva con amore.
Questo fuoco ardeva luminoso,
anche nei giorni in cui era affamato
di ossigeno, bruciava a lungo
il più possibile.
Era bellissimo.
Tutto ciò che rimane ora sono detriti.
Ricordi.
Tutto ciò che rimane ora sono solo cenere ed echi.
Echi di canzoni, di risate e di allegria.
Ceneri sparse sulle tombe,
ceneri sulle ceneri delle anime
che si sono spente.
Rimane solo una piccola parte.
Solo detriti…
ricordi frammentati e quasi andati
odori e immagini quasi dimenticate…
vecchie fotografie e spazzole per capelli…
una sciarpa, un anello e delle lettere
vecchie cartoline a brandelli, medaglioni e altre
gusci vuoti…
prove di vita, sparpagliate, come detriti
nei cuori e nelle menti…

Reticenza

Lei amava la fame di lui
la dolce sete non placata
che infestava il suo colletto
come una debole colonia
posta con noncuranza in luoghi
che lei voleva toccare.
Amava il modo in cui si costruiva
dagli accenni che lasciava nei suoi vestiti
quella brezza soffice che si dipanava
appena sotto i suoi occhi
mentre la camicetta si spostava
e correva lungo il blu della sua schiena
e lo invitava ad avvicinarsi
per testare ogni bottone.
Amava sentire la volontà
intrecciata come nodi intrecciati
e la sua cravatta che sussurrava
contro i suoi polsi,
chiedendole se fosse d’accordo
e come sarebbe stata la sua pelle all’alba
vestita solo dei suoi desideri
e di quel leggerissimo filo
di reticenza…