Reticenza

Lei amava la fame di lui
la dolce sete non placata
che infestava il suo colletto
come una debole colonia
posta con noncuranza in luoghi
che lei voleva toccare.
Amava il modo in cui si costruiva
dagli accenni che lasciava nei suoi vestiti
quella brezza soffice che si dipanava
appena sotto i suoi occhi
mentre la camicetta si spostava
e correva lungo il blu della sua schiena
e lo invitava ad avvicinarsi
per testare ogni bottone.
Amava sentire la volontà
intrecciata come nodi intrecciati
e la sua cravatta che sussurrava
contro i suoi polsi,
chiedendole se fosse d’accordo
e come sarebbe stata la sua pelle all’alba
vestita solo dei suoi desideri
e di quel leggerissimo filo
di reticenza…

 

Quella notte

Ho camminato sulle mie deboli ginocchia
per settimane
inciampando sulla ghiaia
gli occhi lividi
lottando invano
per ritrovare il ricordo di quel giorno perduto
nel fondo di un bicchiere
ormai vuoto.

Penso che rabbrividire
e piangere
non mi faranno ricordare quella notte
troppo caldo
troppa luce.

Solo una scena nella mia mente
rimane indelebile
il contatto con la pelle sul divano
e poi, labbra in movimento
tazzine di plastica decorate di bianco
forse una carta oleata
dove i resti di una vodka
si posarono nella parte inferiore
il momento che ho cercato di sedermi
oscillavo lievemente come un pendolo
mi ha fatto ridere

quell’istante non è cambiato
dall’essere il solo
ad essere fuori dalle mie mani
la transizione del secondo successivo
nell’oscurità insondabile,
mi ha svuotata,
e ho provato dolore

E poi più nulla.

Ancora,
trovo le mie dita scavare nei miei palmi.
Nascoste
come per stare al sicuro.
Protette.
Intatte.

Non riesco mai a ritornare a quella notte
l’ho persa…

Non andar via

Tutte quelle frecce che hai lanciato, le hai buttate via
Continuavi a innamorarti, poi un giorno
quando sei caduto, sei caduto verso di me
quando ti sei schiantato tra le nuvole, mi hai trovato…

Ti prego, non andartene
Ti voglio così tanto
Non posso lasciarti andare
perché perdo il controllo

Togli questi amanti dalla tua strada
Sembrano speranzosi ma tu, tu non dovresti rimanere
Se vuoi che io crolli e ti dia le chiavi
posso farlo ma non posso lasciarti andare via

Oh, ti prego, non andartene
Ti voglio così tanto
Non posso lasciarti andare
perché perdo il controllo…

Tutto quanto

È nell’amore che trovi il senso.

Gli anni trascorsi con la persona che ami contengono più di tutti gli altri messi insieme. Puoi prendere tutti gli anni prima e dopo, pesarli e paragonarli a quelli, e non avrebbero neanche una possibilità.

È questa la cosa strana del tempo, non trovi? Non è tutto uguale. Certi giorni, certi anni, certi decenni, sono vuoti.

Non c’è niente dentro. Come acqua piatta.

E poi ti imbatti in un anno, o magari solo un giorno, un pomeriggio. E quello è tutto. Tutto quanto.

Battaglia d’amore

Il mio decoro non è che un lento smantellamento della tua lingua, la mia raffinatezza una facciata di sentimenti ed emozioni messe a nudo. Ho sentito il tuo sorriso – quel perfido arricciarsi delle tue labbra flessuose mentre mi lasciavi in un disordine di seta e lino, tenero ed esposto dal tuo tocco esigente. Vuoi giocare a questo piccolo gioco di seduttore e sedotta per vedere chi vince la battaglia del giorno e io concedo la sconfitta. La mia bandiera bianca sventola luminosa, senza rimorsi, ma non fraintendermi… Non ho ancora finito con te. Goditi il tuo momento di gloria, perché quando avrò finito, l’oscurità lussureggiante che è la tua mente conterrà solo la debole impressione del gelsomino e della vaniglia che corrono dietro a un’eco soffice di risate che non potrai mai cogliere.

Il mio altare è pulito, vorresti stenderti come sacrificio? Ci sono inni che sono destinati solo alla tua pelle e confessioni ascoltate solo dal tuo cuore. Mi negheresti la redenzione?

Come un canto di speranza

Credo che ciò che chiamiamo realtà sia una sorta di sogno solido, coerente, continuo, passeggero e fragile, legato allo spazio e al tempo. Come la scena di un teatro di cui siamo gli attori, in cui entriamo nascendo e da cui usciamo morendo. Credo che il tempo, mischiato allo spazio, sia una bolla di cui siamo prigionieri. Una parentesi nell’eternità.

Credo che la morte sia lo scopo e il culmine di una vita di cui essa segna il ritorno all’eternità primitiva. Credo che la morte sia una vittoria travestita da disfatta e la soglia da varcare per entrare in una giustizia e in una verità di cui quaggiù inseguiamo soltanto le ombre.

Finché vivrò, mi ricorderò di te. Ma quando saranno scomparsi tutti coloro che abbiamo conosciuto, chi si ricorderà di noi?

Nessuno? Impossibile. Nel tempo, tutto si cancella, tutto si dimentica, tutto scompare. Ma il passato non è mai morto, non è nemmeno passato perché la luce lo raccoglie e lo trasporta. A distanze infinite, è un passato infinito quello che ci viene restituito ancora vivo. Il futuro, per Omero, era sulle ginocchia di Dio. Nell’eternità niente di ciò che è stato potrà mai più essere. Credo che eterno e infinito Dio sia come la memoria di questo mondo che ha fatto uscire, nel tempo di un lampo, da ciò che, a torto, chiamiamo il niente. Quando gli uomini saranno scomparsi, Dio sarà il solo a potersi ricordare ancora di loro. E di noi due.

Quello che volevo dirti, fin dall’inizio di queste righe che sono scritte per te, è che un giorno saremo insieme, uniti per sempre l’una all’altro, fuori da questo tempo mortale, nel ricordo e nella luce di Dio.