Il risveglio

E’ come se ti avessi dato un veleno,
filtrava attraverso la mia pelle

e quando mi hai detto
che nessuno ti aveva detto cose diverse
avresti imparato cosa vuol dire
tagliarsi a cuore aperto

Non avevo altro pensiero
di come tutto fosse in stato di abbandono
mi sentivo distrutto
come una città perduta
o forse era solo una casa abbandonata

tossico e affondato come Atlantide
e come l’oceano
erode ogni parte della sabbia
lungo i secoli
ho potuto toccare l’altra sponda

perché io sono l’oceano
dove tu anneghi
dentro di me…

atlantis

perché i poeti bevono

Tu lo sai,
c’è un motivo perché i poeti bevono.
L’astensione li fa star male
li rende sterili e vuoti.
Non hanno ispirazione.
Stasera la mia amante è un whisky
ha un’anima dolce e torbida
un aroma di pioggia fruttata.
Mi gioca brutti scherzi con i colori
emette suoni sulla mia lingua.
Fa crescere parole dove
nessuno più indugiava da settimane
e mi lega le mani
al resto del mondo.
È un riscatto
uno scherzo della stagione morta
e il mio cervello indolente

si sveglia.

gold spirit

Tornare a casa

I morti non hanno bisogno di tornare a casa
o di essere invitati
non attendono alla porta
in attesa di entrare
o di varcare la soglia
con le dita incrociate
e una preghiera.
Non indossano i loro abiti migliori
non hanno giacca e cravatta
o gonne di broccato
per raggiungere le architravi
o spolverare i pavimenti di marmo.
Essi non cenano
sui vostri tavoli
con ossa di midollo o uova salate
non rubano le monete
da sotto i tappeti.
Solo vorranno indugiare
ancora un poco nel salone
emettere dei deboli lamenti
mentre il vento geme
chiedendosi perché avete voltato
la faccia contro il muro
per esibire
il miglior servizio di porcellana.

silence

I sogni dell’alba

E’ possibile essere illuminati senza saperlo?

Ogni volta che mi pongo delle domande sull’origine della vita, sullo scopo della nostra esistenza, ho come l’impressione di conoscere la risposta, ma appena cerco di metterla a fuoco, tutto si dissolve e non ricordo nemmeno di cosa sto ragionando.

Forse la verità è già in noi. Probabilmente è sepolta nel nostro inconscio ma non riusciamo a vederla. A volte appare un barlume di verità e in quel momento ci destiamo ma subito ricadiamo preda del torpore.

Perché non ci svegliamo?

Noi tutti dormiamo, ma non lo sappiamo. Viviamo in un sogno; camminiamo e ci muoviamo e conduciamo le nostre vite in un sogno; quasi tutti noi parliamo in sogno. I nostri sono discorsi di chi dorme, irreali.

Una mattina mi ero svegliato di soprassalto. Avevo lavorato una intera settimana ad una relazione. Una cosa mia. Profonde idee filosofiche, idee molto importanti per me. Tempo, spazio e causalità. Appena sveglio mi resi conto di percepire la formulazione esatta, così all’improvviso. Un minuto prima non la conoscevo, un minuto dopo, sì. Mi alzai di corsa. Dovevo mettere su carta i miei pensieri prima di dimenticarli perché avevo acquisito la conoscenza di un mondo concettualmente ordinato, un mondo non ordinato nel tempo e nello spazio e in base alla causalità, ma un mondo come idea concepita da una grande mente. Avevo intravisto il mondo come è realmente ordinato. Un concetto che è normalmente inconoscibile. Eppure io l’avevo percepito. Una grande, multiforme, ramificata struttura di interrelazioni. Tutto sistemato in perfetto ordine in rapporto al significato. Non avevo mai afferrato in quel modo la natura ultima della realtà. Appena presi penna e carta cominciai a scrivere alcuni appunti ma mentre scrivevo dimenticavo cosa volevo scrivere. E alla fine non ricordai più cosa stavo pensando.

Oggi mi sono rimaste solo alcune frasi il cui senso mi sfugge. E quando le rileggo mi accorgo di aver smarrito la chiave per interpretarle.

Ho dimenticato qual è la realtà.

Forse è il destino dell’uomo di dover dimenticare, forse la verità non può essere cosciente in noi. Ma perché non possiamo conoscere la realtà? forse che, conoscendola, potremmo alterare lo scopo finale della nostra esistenza?

I sogni rappresenterebbero allora l’estremo tentativo di comunicazione inconscia; e per dirci cosa? forse per avvertirci. Ma cosa abbiamo dimenticato? Cosa è sepolto nel nostro codice genetico?

Probabilmente la nostra vera natura.

Infatti, se noi fossimo degli androidi, macchine sofisticate e pensanti, cosa ci distinguerebbe dall’essere “uomini”?

“Uomo” o “essere umano” sono termini che dobbiamo comprendere e utilizzare correttamente, fermo restando che non si riferiscono ne’ all’origine ne’ ad alcuna ontologia, ma piuttosto ad un modo di essere nel mondo.

Se una macchina interrompe le sue abituali operazioni per prestarvi aiuto, per gratitudine le attribuirete un’umanità che nessuna analisi dei suoi transistor e dei suoi sistemi a relè sarà in grado di spiegare.

Uno scienziato che esaminasse i circuiti di quella macchina alla ricerca di quell’umanità sarebbe come uno di quei suoi zelanti colleghi che hanno cercato invano di localizzare l’anima dell’uomo e che, non riuscendo a trovare un organo preciso situato in un punto preciso, hanno deciso di rifiutarsi di ammettere che l’uomo abbia un’anima. Come l’anima sta all’uomo, l’uomo sta alla macchina: è la dimensione aggiunta, in termini di gerarchia funzionale. E allo stesso modo in cui uno di noi agisce divinamente (offrendo il proprio mantello ad uno sconosciuto), una macchina agisce umanamente quando interrompe e ritarda il proprio ciclo programmato a causa di una decisione.

Dobbiamo fare attenzione, però, a non confondere una maschera, qualunque maschera, con la realtà che essa nasconde. Pensate alla maschera da guerra che Pericle si poneva sul viso: ha un volto gelido, il volto terribile della guerra, privo di compassione, nessuna sembianza umana a cui potersi appellare. E questo è sicuramente l’effetto che la maschera voleva ottenere. Supponete di non rendervi neanche conto che si tratti di una maschera; supponete di essere convinti, mentre Pericle vi si avvicina avvolto nella nebbia e nella semioscurità del primo mattino, che quello che vedete sia il suo vero aspetto. E invece sotto la collera, sotto il metallo e l’elmo, c’è il volto di un uomo. Un uomo buono e capace di amare.

Ora potete capire come sia possibile lasciarsi ingannare dalla magia della maschera, dalla sua magia tremendamente spaventosa, dalla sua illusione. Sono stato ingannato e sono fuggito verso la salvezza. Ma salvezza da cosa? Da qualcosa che, passato il bisogno di nascondersi, sorrideva e rivelava la propria innocenza.

Probabilmente ogni cosa nell’universo ha uno scopo buono, nel senso che serve ai fini dell’universo. Ma possono esservi parti nascoste o sottosistemi che sottraggono vita. Dobbiamo trattarli per quelli che sono, senza riferimenti al loro ruolo nella struttura totale.

Un testo cabalista, Il Libro della Creazione, vecchio quasi duemila anni, dice: “ Dio ha anche messo l’uno contro l’altro: il bene contro il male, e il male contro il bene; il bene proviene dal bene, e il male dal male; il bene purifica il male, e il male purifica il bene; il bene è riservato ai buoni, il male ai cattivi.”

Dietro ai due avversari c’è Dio, che non è nessuno dei due ed è entrambi. L’effetto del gioco è che entrambi i giocatori vengono purificati. Per questo l’antico monoteismo ebraico è così superiore alla nostra visione. Siamo creature in un gioco e le nostre attrazioni e avversioni sono predeterminate, non dal cieco caso, ma da pazienti e prudenti sistemi di tracce mnemoniche che noi vediamo solo indistintamente. Se fossimo in grado di vederli chiaramente annulleremmo il gioco. Ed evidentemente questo non interesserebbe nessuno.

Ciò di cui dobbiamo renderci conto è che quest’inganno, questo oscurare le cose come dietro un velo non è fine a se stesso, come se l’universo fosse in qualche modo perverso e si divertisse a confonderci per il puro piacere di farlo; quello che dobbiamo accettare, una volta che ci siamo resi conto che tra noi e la realtà esiste un velo (che i Greci chiamavano dokos), è che questo velo serve per una giusta causa. Parmenide, il filosofo presocratico, è la prima persona nella storia dell’Occidente ad avere sistematicamente fornito la prova che il mondo non può essere come lo vediamo, che il dokos, il velo, esiste. E, come dice Xenofane: “Se ad un uomo dovesse mai accadere la più assoluta verità, egli stesso non lo saprebbe, perché tutte le cose sono avvolte nelle apparenze”.

I presocratici si erano fatti quest’idea in virtù del fatto che pur vedendo la molteplicità essi sapevano a priori che ciò che vedevano poteva non essere reale dal momento che solo l’Uno esisteva.

Se Dio è tutte le cose, allora le apparenze sono certamente ingannevoli; e sebbene l’osservazione del cosmo possa dare adito a generalizzazioni e speculazioni riguardo le intenzioni di Dio, alla conoscenza di tali intenzioni si potrebbe pervenire soltanto tramite un contato diretto con la mente divina.

Durante l’inverno si credeva che Dioniso, dio della vite, della vegetazione, dormisse. Si sapeva che per quanto tempo sembrasse morto lui in realtà era vivo, anche se non lo si poteva provare. E poi – non senza sorpresa da parte di coloro che lo capivano e che credevano in lui – ecco che Dioniso rinasceva. I suoi seguaci sapevano che sarebbe accaduto; essi conoscevano il segreto. Sto parlando delle religioni misteriche, di tutte, compreso il Cristianesimo.

Il nostro Dio ha dormito per tutto il lungo inverno della civiltà umana (non per un ciclo stagionale, ma attraverso i secoli dell’inverno mentale); proprio quando l’inverno stringe tutto nella sua morsa, seppellisce tutto sotto la neve della disperazione e della rovina (nel nostro caso: caos politico, rovina morale, rovina economica – l’inverno del nostro pianeta, del nostro mondo, della nostra civiltà), proprio allora la vite,  grinzosa, vecchia e apparentemente morta, irrompe di nuova vita, e il nostro Dio rinasce, non fuori, ma in ognuno di noi. Dopo aver dormito non nel terreno sotto la neve, ma dentro gli emisferi dei nostri cervelli. Abbiamo atteso, ma non sapevamo cosa attendevamo. Ecco cosa: la primavera per il nostro pianeta, in un mondo più profondo, essenziale.

Non la semplice primavera, ma la vera vita che dormiva dentro di noi.

god of pain

Se…

Se esistesse una donna
che valesse la pena sognare
probabilmente avrei passato la notte
a rovinare anche quel sogno.

Se esistesse una donna
che potessi amare davvero
potrei aspettarla un milione di anni.

anche se, conoscendomi,
arriverei tardi.

ho passato buona parte della vita
a guardare le cose succedere
agli altri.

niente salti.
niente grandi gesti.
niente precipizi.

solo l’attesa.

come un idiota seduto in una stazione
dove forse il treno
non passa nemmeno.

e ogni tanto mi sono chiesto:

chi diavolo sto aspettando?

forse sei passata davanti a me.
forse hai aperto quella porta
che ho visto aprirsi tante volte
senza avere il coraggio
di attraversarla.

forse eri tu.

o forse è solo una delle storie
che ci raccontiamo
quando la notte diventa troppo lunga.

se esistesse una donna
che valesse la pena sognare
vorrei che il sogno avesse il tuo viso.

se esistesse una donna
che valesse un milione di anni d’attesa
vorrei che avesse le tue mani,
la tua voce,
il tuo modo di entrare in una stanza
senza sapere
che hai appena cambiato tutto.

ma poi ho smesso di credere ai sogni

li ho lasciati andare
insieme alle occasioni,
alle speranze,
alle notti buttate via
e a tutte quelle cose
che uno finge di non rimpiangere.

eppure—

se da qualche parte
ci fosse ancora una donna
ad aspettare uno come me,

non chiederei molto.

solo qualcuno
che resti.

qualcuno che mi ami
senza trasformarmi
in qualcosa che non sono.

e sarebbe bello,
per una volta,

se quel qualcuno
fossi tu.

breathe

Tempesta di sabbia

ho della sabbia tra i denti
da tanti giorni che non ricordo…
un caldo sole brucia nel deserto
mi brucia i capelli sulla nuca
ho i piedi coperti da ustioni

so cosa vuol dire
giocare con il fuoco
so come appollaiarmi
come un aquila sulle mie dita sottili
lungo un filo.
So che l’energia elettrica
scorre attraverso la gomma,
ad un centimetro dalla morte:
ma non sono ancora caduto.

in equilibrio mi dondolo
su dirupi senza fondo
vivendo un’esistenza precaria
Chissà se le mie ali funzionano ancora
o se le ho amputate…
se si sono atrofizzate sulla mia schiena,
o sono piene di bile…

sposto la sabbia
sto cercando un osso
uno scheletro, completo e ripulito
ma il deserto ha carbonizzato anche lui…
la sua pelle è bruciata
ha
solo sabbia
tra i denti
da tanti giorni
da non potersene ricordare

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