Lo sai?

era bello scriverti…
era bello pensare che dall’altra parte qualcuno leggeva le mie parole…
era bello leggere le tue parole
era bello pensare che c’era uno scambio
anche se virtuale…

ma forse hai disattivato questa casella di posta
e non ti arrivano più le mie email
o forse stai vivendo la tua vita
più intensamente
e non hai più tempo…
o non ne c’è più motivo…
o non c’è mai stato

comunque era bello

io rimango qui
buona fortuna

Verginità

L’hai persa
come una puttana
solo per cinquanta euro
sei rimasta aggrappata a essa per anni e adesso –
non c’è più.

L’hai persa
in un fosso
con uno sconosciuto in un
party, che nemmeno ne aveva voglia e adesso –
non c’è più.

L’hai persa
nel tuo letto
da sola, la prima volta che hai
pensato a lui, giusto il pensiero e adesso –
non c’è più.

L’hai persa
con una ragazza
che ti ha detto che sapeva come
farlo senza perderla e adesso –
non c’è più.

L’hai persa
con il tuo
migliore amico che asciugò il sangue
dalle cosce, delicatamente con un asciugamano caldo
e adesso –
non c’è più…

Animo mutevole

La luce del giorno annega nel chiarore della luna
le ombre scendono e ricoprono il manto stellato
avverto la brezza prima del caldo
la quiete dopo la tempesta
e vorrei che tutto si fermasse per sempre
un istante fisso e immutabile
ma il vortice delle passioni mi sprofonda
in un tornado di umori sempre mutevoli

L’amaro diventa dolce
e la musica si spegne nella notte
ma quando le nostre vite torneranno serene
per me sarà comunque tardi
C’è la calma prima del silenzio
e il vento dopo l’esplosione
Perché non siamo tornati insieme?
stavolta il destino lo voleva
ma noi abbiamo vagato nel nulla
vittime di uno stato d’animo mutevole

Scendono le lacrime, quelle dei bambini
che non hanno ancora avuto il tempo
di commettere quei peccati per i quali sono puniti
L’amore dopo l’odio
l’amore che lasciamo andare
l’amore perduto per sempre
un giorno ci renderà liberi
non più imprigionati dai nostri problemi
e da uno stato d’animo mutevole

Al male vengono innalzati idoli
e la gente impazzisce
ma io saprei dove andare
se potessi fuggire

Il passato è conoscenza
le colpe del presente sono solo nostre
e il futuro rimane indefinito
Allora, guarda oltre l’invisibile
perché non c’è verità tra quelli che ci confondono
e spingono la nostra vita verso un continuo cambiamento…

L’imperfetto

Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci…

E’ questo il problema del mondo? Essere condannati ad andare avanti senza tregua con la prossibilità di smarrire il senso stesso della ricerca, in un vortice senza fine di volti, persone e corpi che si rincorrono senza trovarsi…

Tutte queste cose che passano, che ci sfuggono per un’inezia e che perdiamo per l’eternità… Tutte le parole che avremmo dovuto dire, i gesti che avremmo dovuto fare, le opportunità che un giorno ci sono apparse e che non abbiamo saputo cogliere, e che sono sprofondate per sempre nel nulla…

Poteva essere la perfezione, e invece è un disastro.
Dovremmo vivere la nostra vita per davvero, e invece è sempre un’estasi virtuale per la maschera che ci siamo costruiti addosso.

Poteva essere la perfezione… ma forse la vita è solo imperfezione.

La morte e il ricordo

C’è una definizione della vita abba­stanza celebre: “E’ l’insieme delle forze che resistono alla morte”.

Io la definirei piuttosto al contrario: la vita è ciò che muore. La vita e la morte sono unite così strettamente che acquistano signifi­cato solo l’una grazie all’altra. Vedete che al di là delle piante, de­gli animali, degli uomini, c’è una vita del mondo. Guardate: il Sole vive. Guardate: la Terra vive. Tutto ciò scomparirà. Voi morirete. E anche il Sole. E anche la Terra. Venezia formerà un bel mucchio di rovine. E quello della Terra sarà ancora più bello. C’è un primo miracolo, ed è che qualcosa nasca. C’è un se­condo miracolo, ed è che succeda qualcosa tra la nascita e la morte. C’è un terzo miracolo, uguale ai primi due, che è il più grande di tutti, ed è che moriamo tutti quanti. Forse cominciate ad accorgervi dell’evidenza e a vedere ciò che salta agli occhi: tutto è necessità, eppure tutto è miracolo. La necessità è un mira­colo e il primo dei miracoli è la necessità.

Non sto dicendo niente di speciale. Dico che tutto se ne va. Dico che tutto muore e scompare. E che tuttavia, in quelli che riman­gono, sussiste qualcosa di ciò che è scomparso. Che tuttavia nei vivi sopravvive qualcosa di ciò che è vissuto.

È ciò che chiamiamo il ricordo. La morte non è la fine di tutto perché c’è il ricordo. Gli uomini immaginano fantasmi, spettri, misteriose forze spirituali, di cui non si sa quasi niente e da cui ci si aspetta quasi tutto. Il primo fantasma, il primo spettro, la più formidabile di tutte le forze spirituali, lo sapete, è il ricordo. Non c’è niente di più bello della speranza, a parte il ricordo, che è l’opposto e la stessa cosa: una specie di grido del vivo verso la vita, un’affermazione dell’essere, una celebrazione di ciò che non è più e che tuttavia è stato, un appello a ciò che deve essere e che ancora non è. Riuscite a di­stinguere in lontananza questa tensione tra il tempo e la vita? Essa si basa tutta quanta su un mistero terrificante: quando non ci sarà più niente, ci sarà stato qualcosa e la stessa morte non cancella il ricordo.

Ah! Non sto dicendo niente di speciale, no, non sto di­cendo quasi niente, dico che tutto se ne va e che tutto scompare, dico che esiste un’anima del mondo e che ciò che è stato non può non essere.

Le parole non dette

Un tempo non usavo mai i puntini di sospensione… e pensavo che fossero solo la evidente mancanza di idee.
Ma poi, come sempre, il tempo passa, tutto si allunga, cambia, si modifica, si pone e contrappone, e alla fine anche i puntini di sospensione arrivano ad assumere un significato.

Di solito sono parole non dette.
Parole che si vorrebbero dire ma di cui se ne ignora l’effetto. E che per questo vengono tralasciate.
Parole che vorrebbero esprimere una sensazione, un concetto.
Sono parole, ecco.

E tante, tante volte avrei voluto dire qualcosa di più, scrivere qualcosa di più.
E avrei voluto inondarti di parole, tante parole, come un fiume in piena che potrebbe anche esondare.

Chissà.
Forse un giorno arriverò a sospendere i miei puntini di sospensione.

Anche se poi… sono le parole non dette a sedurci, fino a mattina, fino alla fine…