La morte e il ricordo

C’è una definizione della vita abba­stanza celebre: “E’ l’insieme delle forze che resistono alla morte”.

Io la definirei piuttosto al contrario: la vita è ciò che muore. La vita e la morte sono unite così strettamente che acquistano signifi­cato solo l’una grazie all’altra. Vedete che al di là delle piante, de­gli animali, degli uomini, c’è una vita del mondo. Guardate: il Sole vive. Guardate: la Terra vive. Tutto ciò scomparirà. Voi morirete. E anche il Sole. E anche la Terra. Venezia formerà un bel mucchio di rovine. E quello della Terra sarà ancora più bello. C’è un primo miracolo, ed è che qualcosa nasca. C’è un se­condo miracolo, ed è che succeda qualcosa tra la nascita e la morte. C’è un terzo miracolo, uguale ai primi due, che è il più grande di tutti, ed è che moriamo tutti quanti. Forse cominciate ad accorgervi dell’evidenza e a vedere ciò che salta agli occhi: tutto è necessità, eppure tutto è miracolo. La necessità è un mira­colo e il primo dei miracoli è la necessità.

Non sto dicendo niente di speciale. Dico che tutto se ne va. Dico che tutto muore e scompare. E che tuttavia, in quelli che riman­gono, sussiste qualcosa di ciò che è scomparso. Che tuttavia nei vivi sopravvive qualcosa di ciò che è vissuto.

È ciò che chiamiamo il ricordo. La morte non è la fine di tutto perché c’è il ricordo. Gli uomini immaginano fantasmi, spettri, misteriose forze spirituali, di cui non si sa quasi niente e da cui ci si aspetta quasi tutto. Il primo fantasma, il primo spettro, la più formidabile di tutte le forze spirituali, lo sapete, è il ricordo. Non c’è niente di più bello della speranza, a parte il ricordo, che è l’opposto e la stessa cosa: una specie di grido del vivo verso la vita, un’affermazione dell’essere, una celebrazione di ciò che non è più e che tuttavia è stato, un appello a ciò che deve essere e che ancora non è. Riuscite a di­stinguere in lontananza questa tensione tra il tempo e la vita? Essa si basa tutta quanta su un mistero terrificante: quando non ci sarà più niente, ci sarà stato qualcosa e la stessa morte non cancella il ricordo.

Ah! Non sto dicendo niente di speciale, no, non sto di­cendo quasi niente, dico che tutto se ne va e che tutto scompare, dico che esiste un’anima del mondo e che ciò che è stato non può non essere.

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