L’inverno sopraggiunse tardi quell’anno
prendendo il pigro autunno alla sprovvista
brunendo le ultime uve da vendemmia
nella dolce macchia toscana
e soffiando un morbido gelo
nei sogni di bambini addormentati.
Si rotolò grigio attraverso il cielo
e inseguì la luna con dita fredde
dipingendo lunghe ombre sopra i laghi
un mucchio di di rami di betulla spezzati
un rantolo di finestre a mezzanotte
e scivolando attraverso le crepe dei muri
si nascose nella nebbia d’argento.
Ha spazzato via le foglie distratte
un sapore confuso di tabacco e more
ha illuminato le ragnatele negli angoli cupi
come stelle infilate su un braccialetto.
Brillava e risplendeva
lasciando ai bambini il sogno di volare
e i loro piedi scivolare lievi sull’argento
come frammenti di ali innevate.
Fece venir voglia di ridere
e di mangiare le mele cotte appena sfornate
tirar fuori i cappotti di lana dai tronchi
nascosti in soffitta dietro la grondaia
dove un magico chiaro di luna si esercitava.
Si è insinuato in ciotole di budini di neve
e si è nascosto sotto le slitte
impilandosi in cumuli contro le finestre.
Si è disteso sui ponti
stirandosi lungo i campi
intrappolando il fumo della legna sotto i cieli umidi
e ricoprendo il bianco suono dell’inverno
con la promessa di gennaio.
