Il ponte

Il linguaggio è come un ponte
quando oltrepassa l’abisso allora il divario tra significante e significato si annulla…
ma quando viene percorso da un passo umano…
quando ci voltiamo per vedere chi lo sta percorrendo
allora puoi precipitare nell’abisso
ed ogni parola rischia di venire fraintesa…

perchè ognuno di noi ha un mondo dentro…
e come possiamo comprenderci quando le parole che usiamo rappresentano solo il nostro mondo?

goodbyes

Inside man

Il mio nome è xam wood.
Fai attenzione a quello che dico perchè scelgo le mie parole con cura e non mi ripeto mai.
Ti ho detto il mio nome… e questo è il chi.
Il dove lo potremmo anche descrivere come un sito virtuale. Ma c’è una bella differenza tra trovarsi ingabbiati dentro un sito virtuale e assumere una identità virtuale.
Il cosa è facile: guardavo le tue foto…
che è anche il quando.
Riguardo al perchè le guardo… a parte le ovvie motivazioni, è estremante semplice.
Perchè mi piaci.
Riguardo al perchè ti scrivo
E’ ovvio.
Perchè lo so fare.
Ed è qui, il grande Bardo direbbe, che c’è l’intoppo.

My name is xam wood.
Pay strict attention to what I say because I choose my words carefully and never repeat myself.
I have told you my name, and that’s the who.
The where can most readily be described as a virtual site. But there’s a vast difference between being stuck in a virtual site and being just virtual.
The what is easy. Recently I was watching your pictures.
That’s also the when.
As for the why, beyond the obvious motivation, it’s exceedingly simple. Because I like you.
Which leaves us only with the how and why I’m writing you.
It’s obvious.
Because I can.
And therein, as the Bard would tell us, lies the rub.

Virtuale o reale?

Abrielle…

donna dai tanti nomi
e mutevoli aspetti
cosa fai a quest’ora di notte mentre ti scrivo?
ti stai riposando tra le coperte…
ricordando l’avventura di una vacanza
le lunghe giornate estive… quelle invernali

magari stai solo dormendo…

volevo scriverti una e-mail…
sì, volevo scriverti che non so più dove trovarti
come trovarti

non so cosa fai… se stai andando all’università oppure lavori…
o sei partita e sei di nuovo a Londra…
o sei tornata
e ti sei perduta nelle nebbie…

e forse ti starai pure chiedendo
cosa vuole questo tipo che nemmeno conosci
cosa abbiamo in comune?
solo tante parole…

parole solo parole, senza capo né coda
parole senza fine, promesse, sogni, illusioni
parole allusive, iperboli, ossimori
fiumi e fiumi di parole…
parole senza senso
parole essenziali
le tue parole

parole che mi hanno colpito, te lo dissi subito
non è facile trovare qualcuno che sia profondo
ed è il solo motivo per cui continuerei a scriverti
a cercarti
adesso forse un pò meno…
ma è inevitabile quando due persone non si conoscono
e non si frequentano
e mi dispiace…

allora ho preso una decisione.
contravvengo a quello che è sempre stato il mio modo di essere
la mia filosofia
il comportamento da tenersi nel mondo virtuale
Perché in fondo non mi cambia la vita se ti sei cancellata
e trovo stupido chiederti l’amicizia su Facebook
o su qualunque sito ti fossi registrata
perché ho deciso una cosa:
ti lascio il mio numero di telefono.

Si.
E’ il solo modo per dirti che esisto.
E sono reale.
Ho una voce.
Parlo, mi esprimo.
Forse non così bene come quando scrivo.
Mi emoziono.
perché non sono un replicante che ha visto cose che non si possono nemmeno immaginare.
No.
Sono una persona.

tranquilla, io non mi aspetto nulla.

Puoi guardare la serie di cifre che compongono il mio numero.
Puoi immaginare una relazione geometrica.
Puoi calcolarci il pigreco.
Forse ci troverai il numero aureo.
Puoi pensare che siano le misure del mio intelletto.
Puoi vederci uno schema della mia vita.
O un disegno architettonico.

Oppure…
puoi mandarmi un sms.
Ciao, sono Abrielle.
Ti risponderei… ciao
Sono Massimiliano.

E poi?
Già. Sempre quella domanda.
E poi?

Nei film di solito il tempo passa rapidamente.
E gli spettatori sanno già come la storia andrà a finire.
Ma nella vita non c’è niente, né titoli né cartelli né segnali, niente che indichi attenzione pericolo o delusione imminente.
Nella vita siamo soli con i nostri vestiti, peggio per noi se sono strappati.
Nulla è mai certo o determinato
ma sono le nostre azioni a qualificarci
a dare un senso e una forma ai nostri pensieri.

Per cui se non vorrai scrivermi nulla
o non vorrai farti viva…
non importa
perché io continuerò a leggere le tue email
se vorrai mandarmele
perché di un fatto sono certo:
qualcosa ha suscitato il nostro interesse.
E questo per me è importante.
Anche se…

Anche se tu hai una vita da seguire e io non ne faccio parte.
Non mi hanno nemmeno chiamato a fare la comparsa.
Abbiamo età diverse e siamo nati in posti diversi
ma abbiamo pur sempre qualcosa in comune…

Buonanotte Abrielle.
Ti mando un vero bacio
un bacio che solo un vero incontro potrebbe suggellare

Massi

P.S.
Ah. dimenticavo… il mio numero… certo
ma lo vuoi davvero?

Fare l’amore

Voglio solo fare l’amore.
Non voglio sentirlo, voglio solo farlo.
Non voglio solo dire che l’ho fatto,
ma non voglio nemmeno dire che non l’ho fatto.
Voglio solo essere riempita d’amore.
E null’altro.
e vederti sorridere come se fossi sollevato.
perché credo che l’amore sia solo questo,
sentire il sollievo di non essere più soli,
di avere qualcuno al tuo fianco
con cui sentirsi soli
con cui non sentirsi
e guardare il cielo
cambiare da mezzanotte all’alba.

Simulacro

Hai mai indossato una maschera per così tanto tempo
che hai paura di toglierla
e di respirare l’aria pura
del mondo esterno?
Riusciresti ad aprire i polmoni
o rischieresti di implodere?

Hai mai indossato una maschera per così tanto tempo
che hai paura di toglierla
perché nessuno potrebbe riconoscerti?

Hai mai indossato una maschera per così tanto tempo
che hai paura di toglierla
perché non sai più
se c’è qualcosa là sotto?

Universi duplicati

Immaginiamo di vivere in un universo in cui niente sia originale. Tutto è falso. Nessuna idea è mai nuova. Non c’è novità, non c’è originalità. Niente è mai fatto e niente sarà mai fatto per la prima volta. Niente è unico. Tutti possiedono non già un solo doppio, ma un numero illimitato di doppi.

Questa insolita situazione si verifica se l’universo è infinito nella sua estensione spaziale e se le probabilità che si sviluppi la vita non sono pari a zero. Si verifica per il modo peculiare in cui l’infinito differisce in maniera cospicua da qualsiasi grande numero finito, per quanto elevato esso sia.

In un universo di dimensioni ed estensione fisica infinite, qualunque cosa abbia una probabilità superiore a zero di accadere è giocoforza accada infinitamente spesso. In questo momento, vi sarebbe un numero infinito di copie identiche di ciascuno di noi, che farebbe esattamente quello che stiamo facendo noi. Vi sarebbe anche un numero infinito di copie identiche di ciascuno di noi, che farebbe qualcosa di diverso da quello che stiamo facendo noi. Anzi, un numero infinito di copie di ciascuno di noi farebbe anche qualcosa che avremmo una probabilità superiore a zero di fare in questo momento. Un simile, inquietante scenario è chiamato «paradosso della duplicazione» e fu discusso da Friedrich Nietzsche nel suo libro La volontà di potenza già nel 1886, quando erano state comprese le conseguenze di un universo infinito. Scriveva Nietzsche:

… il mondo … nel grande gioco di dadi della sua esistenza deve attraversare un numero calcolabile di combinazioni. In un tempo infinito, ogni possibile combinazione deve realizzarsi almeno una volta; di più, deve realizzarsi infinite volte.

Il paradosso della duplicazione ha varie conseguenze strane. Siamo convinti che l’evoluzione della vita abbia probabilità superiori a zero di verificarsi (perché siamo qui). In un universo infinito, quindi, esisterebbe un numero infinito di civiltà viventi. All’interno di esse, esisterebbero copie di noi stessi di ogni possibile età. Quando ciascuno di noi morisse, da qualche altra parte esisterebbe sempre un numero infinito di nostri duplicati che avrebbero gli stessi ricordi ed esperienze di vita passata e continuerebbero a vivere nel futuro. Questa successione continuerebbe per un futuro indefinito, sicché, in un certo senso, ciascuno di noi «vivrebbe» per sempre in un simile scenario paradossale. Si impone qui un’ulteriore, bizzarra conclusione. Se considero tutte le potenziali storie in cui ho il mio passato reale, ma anche tutti i futuri possibili, il numero dei futuri in cui cesso di esistere nei prossimi istanti è assai più elevato del numero di futuri in cui continuo a esistere. Allora perché continuo a esistere?

Questo paradosso è entrato in maniera provocatoria anche nel dibattito teologico. Supponiamo infatti di applicare lo stesso ragionamento al tema dell’Incarnazione. Se essa ha una probabilità finita di avvenire, dev’essere avvenuta infinitamente spesso da qualche altra parte in un universo infinitamente grande. Sant’Agostino usò tale argomentazione nel IV secolo per affermare che la vita senziente dev’essere propria solo della Terra, altrimenti la crocifissione sarebbe avvenuta anche su innumerevoli altri mondi. Nella seconda metà del XVIII secolo, Thomas Paine sostenne invece che l’esistenza della vita in altri pianeti era indubbia e che quindi la crocifissione non era mai avvenuta (o almeno non avrebbe potuto avere gli effetti che le venivano attribuiti), perché sarebbe stato assurdo che fosse stata duplicata all’infinito.

Potremmo chiederci che cosa succederebbe se incontrassimo una delle nostre copie. Forse sarebbe come vedersi riflessi in uno specchio, ma non c’è motivo di credere che il nostro doppio si comporterebbe come noi. Potremmo avere storie identiche fino al momento dell’incontro, ma di fronte a una situazione nuova reagiremmo in maniera diversa, proprio come farebbero due gemelli omozigoti. In futuro le nostre esperienze e le nostre scelte divergerebbero sempre di più. Tuttavia in altri luoghi dell’universo infinito dovrebbe esistere una serie illimitata di copie di ciascuno di noi che prende le stesse decisioni future e che è sotto ogni profilo identica a noi. È come se ogni decisione che avremmo potuto prendere in ogni momento della vita fosse stata presa davvero. Ci sarebbe sempre da qualche parte qualcuno con un passato identico al mio e che poi prenderebbe una delle decisioni che avrei potuto prendere e che non ho preso. E questi qualcuno sarebbero sempre più numerosi di quelli che continuerebbero a scegliere come me.

Uno dei tratti più curiosi di questa «teoria» è che, se fosse vera, non sarebbe originale. È già stata proposta infinite volte in passato. In realtà, in un universo infinito che esplora tutte le possibilità, niente può essere originale.

Alcuni scienziati trovano la prospettiva così allarmante che la considerano un valido argomento a favore di un universo finito. Altri sono allarmati dalle conseguenze etiche di un universo in cui tutte le possibili sequenze di eventi avessero luogo indipendentemente dalle loro conseguenze. Tutte le possibili storie virtuali sarebbero tradotte in atto. Vi sono storie in cui il male vince sempre sul bene e altre in cui si ritiene perfino che questo sia un fatto positivo.

Nella realtà, le leggi della fisica ci offrono una certa protezione da alcune di queste inquietanti conclusioni. Se anche l’intero universo fosse infinito, noi saremmo in contatto solo con una sua parte finita, in quanto la velocità della luce è finita. Eppure, sebbene siamo ben protetti dalla possibilità di incontrare i nostri doppi, c’è qualcosa di assai inquietante nella loro esistenza.

Se un universo infinito fosse sempre esistito e fosse rimasto pressoché nello stesso stato, come nella vecchia cosmologia dell’universo stazionario, vi sarebbe anche una versione temporale di questi paradossi. Qualunque cosa avesse avuto una probabilità finita di avvenire, sarebbe avvenuta infinite volte nella nostra storia passata. Non ci sarebbe novità in un universo del genere. Inoltre, poiché la vita intelligente avrebbe una probabilità finita di evoluzione, dovrebbe essere infinitamente comune e, con il passare del tempo, ci sarebbe un’immensa proliferazione di esseri viventi nell’universo. Dovremmo aspettarci di vederli normalmente. Naturalmente tutte queste conclusioni sugli universi infiniti, se fossero vere, non sarebbero originali.

Infine, una riflessione affascinante, che fa riflettere: ci lascia costernati e scettici la sola idea di una duplicazione infinita. Sembra a un tempo assurda, fantascientifica e impossibile. Ma noi siamo circondati da quelle che riteniamo essere copie perfette. Il mondo è fatto di tali copie. Mi riferisco a protoni, elettroni, quark, particelle elementari che si presentano in natura come famiglie di particelle identiche. Una volta che si è visto un elettrone, si sono visti tutti. Non si sa perché sia così. L’universo si basa sulla duplicazione e sospettiamo che, come l’universo sembra in espansione, così la duplicazione sembra infinita. È la più fantastica delle calibrature. La maggior parte dei fisici non la nota nemmeno e meno ancora la commenta. Ma viene da pensare che il tessuto segreto della realtà abbia la duplicazione al suo centro.