Il Terzo Aspetto

Si precisa che in questo testo i vari concetti sono adoperati senza che l’autore pretenda che questo modo di esprimerli sia, in tutti i casi, l’unico possibile.

C’è stato uno sbaglio, mi scusi, non volevo entrare, e poi tu mi hai sorriso, mi hai preso la mano, solo un brivido, un bacio, e abbiamo fatto l’amore. Ma è stato uno sbaglio.
Io non volevo.
Tu non volevi.
Le circostanze, è solo colpa delle circostanze.
Tu ti controlli, sai quello che succede e perché succede, non perdi mai la testa, nella tua vita c’è un posto preciso per ogni situazione…
Ma allora perché è accaduto tutto lo stesso?
E’ quello che ti chiedo, Francesca.
Sono questi i pensieri che ti agitano? o sono altri, inespressi, che non vuoi salgano in superficie?

Comunque, ho capito.
C’è qualcosa che non va.
Ed è così opprimente che non ti lascia libera di pensare.
Di agire.
Secondo il tuo cuore.
Perché tu mi ami, questo lo so.
E allora, perché farsi influenzare dalle emozioni?
La vita è una, e non ne abbiamo altre per verificare tutte le alternative possibili. Perché, in fondo, il punto fondamentale è quello di imparare a conoscere sé stessi. Solo la conoscenza dei nostri confini può farci vivere serenamente.

Io credo che tu ancora non abbia compreso la tua verità.
Il fatto di amare due uomini può essere in sé immorale.
E anche se ognuno di noi vive nel modo in cui la propria individualità gli consente di vivere, hai mai analizzato i tuoi sentimenti?
Sono ormai due anni che tradisci il tuo fidanzato.
E sono sempre due anni che non hai ancora preso una decisione.
Secondo me, c’è qualcosa che non torna.
Mi viene un dubbio. Abrielle mi guarda e sorride.
– Che, sei diventato un bigotto? – e ride, ride smentendo la mia presunta obiezione.
– No, ma ti chiedo un rinvio.

La prima ipotesi è che tu sia una persona “disponibile” al tradimento.
Per questo hai vissuto gli ultimi due anni in uno stato di confusione interiore: si può accettare l’idea di tradire qualcuno senza sentirsi immorali?
Ma proviamo a capovolgere il problema, perché se noi avessimo una scala di valori diametralmente opposta, tu non avresti compiuto alcuna azione immorale.
Questo è il punto dove voglio arrivare: l’immoralità esiste negli occhi di chi la vede.
Se tu per un attimo ti rendi conto di essere una persona disponibile al tradimento, allora dovresti accettare le conseguenze di questa realtà, e vivere libera da assurdi rimorsi o complessi di colpa.
Che ne dici?
…che in un mondo siffatto tutto è cinicamente permesso.

Ma veniamo alla seconda interpretazione.
L’assunto di questa ipotesi è che tu non conosca la tua natura e questa ignoranza ti porta stati di disagio e ambiguità.
La seconda ipotesi è che tu sia una persona superficiale.
Infatti, solo una persona superficiale, insensibile, potrebbe perpetuare un tradimento così a lungo.
Una tale persona si può anche rendere conto dell’immoralità della sua azione, ma non se ne dispera poi più di tanto.
Ecco perché può andare a letto con uno e con l’altro. Perché, in un certo senso, non “avverte” il problema.
Il malessere che prova è circoscritto solo alla situazione contingente, non avverte mai (o ignora) il problema nella sua interezza.
Quando, per qualche istante, e per qualsiasi causa, arriva a “comprenderlo”, allora cade preda di sconforti e crisi esistenziali.

Ecco, ho tracciato due aspetti che potrebbero corrispondere a due tipi psicologici.

Il primo aspetto lo definirei “tipo dei sensi”. Una donna portata a dare amore e volere amore. Per questo tipo psicologico nessun uomo è meglio di un altro. Tutti possono avere qualità attraenti. Di conseguenza non esiste alcun fidanzato né alcun amante. Ovvero non esiste alcuna categoria in quanto non esiste alcun tradimento.
Se ti identifichi in questo tipo, allora la nostra storia potrà terminare all’improvviso e non conserverà alcuna memoria.

Il secondo aspetto lo definirei “tipo delle passioni”. Questo tipo psicologico vive una sorta di “nominalismo” in quanto dà alle cose il senso che universalmente hanno (e quindi il fidanzato ha un valore, l’amante un altro, il tradimento è immorale) ma si pone nei confronti di questi oggetti in un rapporto passionale, quasi sottomettendosi ad essi, vivendoli per il valore che intrinsecamente hanno, senza riuscire mai a collegarli, e dunque senza mai riuscire a staccarsi dalla superficie sulla quale galleggiano, come isole perdute di una sconosciuta identità.
Se ti identifichi in questo tipo, allora la nostra storia può durare indefinitamente ma non avrà mai un vero futuro.

Rimane a questo punto l’ultima ipotesi, ancora inespressa, quella più vicina alla realtà quale me la figuro.

Il terzo aspetto è che tu abbia vissuta la tua vita solo nella fantasia. Questo può accadere quando si avverte la vita come “negativa”, perché si voleva una famiglia diversa, un ambiente diverso, altri amici, altre occasioni, arrivando a non solidarizzare mai con sé stessi, e rifiutando inconsciamente la propria immagine.
Questo aspetto determina due conseguenze: da una parte, il rifugio in un mondo onirico, costruito secondo le proprie aspirazioni; dall’altra, il senso di una profonda rivalsa nei confronti del mondo reale.
Una persona di questo tipo non amerà mai nessuno, la sua scala di valori morali non avrà mai una reale importanza. Ecco perché una persona di questo tipo può tradire: perché solo il tradimento può affermarla in un mondo che lei non accetta.
E, d’altronde, l’amore esiste solo nella sua fantasia.
Nella vita reale, quella quotidiana, l’amore perde il suo contenuto e aleggia, vuoto involucro etereo, in una sostanziale estraneità.
Ed ecco che il problema per questa persona nasce quando un uomo si innamora di lei e quel sentimento è simile all’amore dei suoi sogni. Ecco il conflitto interiore: la realtà non è più sogno e il sogno è divenuto quella realtà.
Come comprendere la situazione?
Cosa scegliere?
– Ma io non so quale sia la scelta migliore – obietta Abrielle. E ha ragione. Non esiste la scelta “giusta”.

Non è possibile determinare in concreto la qualità e la portata di una scelta.
Non è possibile perché il sistema di riferimento che sta dietro a una scelta è basato sui nostri valori soggettivi. Per cui, qualunque scelta si compia, nell’essere il prodotto della prospettiva di quei valori, può anche risultare fuorviante.
– Ma allora tutte le scelte possibili sono fuorvianti – mi sorprendo a pensare e tento di ridere, ma cosa rido?
Se la scelta dipende da un soggettivo sistema di valori, è proprio nella sua qualità soggettiva che risiede quell’incapacità di essere, in definitiva, una scelta valida.
Ma allora come si può scegliere qualcosa di giusto? E cosa vuole dire “giusto”?
La giustizia è un ideale, un concetto astratto, e noi cerchiamo di uniformare le nostre scelte a questa astrazione…

E allora chiamo Abrielle a gran voce, incurante della paura di entrare nella dimensione della follia, e le chiedo perché abbia scelto di non scegliere.
– Perché tu capissi – mi risponde e un sorriso infantile le dipinge il viso.
– Non potevi spiegarti meglio?
– Non mi avresti compreso.
– Ma come puoi esserne certa?
– Lo sospetto.
– Ma esisti?
– No.
– Vuoi dire che non stiamo parlando insieme?
– Tu lo dici.
– Dimmi di più.
– Tu sai qualcosa di più.

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