Meno male

Gli italiani non sono molto bravi a preoccuparsi del futuro, ma amano esprimere sollievo quando il futuro si rivela migliore del previsto. In Italia, questo accade la maggior parte delle volte.

L’espressione “meno male” è il sospiro di sollievo verbale più comune in Italia. In sostanza, “meno male” è “thank goodness” con un tocco italiano. Le due espressioni possono essere usate in modo intercambiabile, ma ciascuna frase denota una prospettiva completamente opposta. In generale, gli inglesi nutrono un debole per cose semplici come la bontà. “Thank goodness” funziona bene perché gli inglesi sono inclini a credere che il bene alla fine prevarrà; quindi, il minimo che possiamo fare è dare il merito a chi lo merita. Se le cose vanno secondo i piani o la giornata si svolge anche meglio del previsto, allora la bontà ottiene tutta la gratitudine. Dopotutto, cosa, oltre alla bontà, potrebbe essere responsabile del fatto che la giornata obbedisca alla propria visione di come dovrebbe funzionare il mondo?

Noi italiani, d’altra parte, non conosciamo questo ottimismo sicuro e ci consideriamo fortunati quando l’opzione “meno” spaventosa ci viene in qualche modo misericordiosamente concessa. Ma non ringraziamo mai il cielo. Anzi, probabilmente reagiremo a una fortunata svolta degli eventi deridendo tutto ciò che sarebbe potuto andare storto piuttosto che cantare le lodi di ciò che è andato bene. Probabilmente questo è dovuto al fatto che noi italiani abbiamo poca esperienza con le situazioni in cui tutto va per il verso giusto.

La vita in Italia è semplicemente piena di troppe variabili. Potresti avere un piano d’azione, ma probabilmente non riuscirai a metterlo in pratica. Inoltre, per la mentalità italiana, le forze del bene hanno di meglio da fare che preoccuparsi di sostenere la validità dei nostri desideri. Noi italiani preferiamo il dramma personale al controllo personale e siamo abbastanza soddisfatti quando il mondo ci offre una serie di scenari “meno peggiori”.

Spesso confuso con “poteva andare peggio”, meno male differisce da quella frase per il suo uso piuttosto che per il suo contenuto. In inglese si dice “it could have been worse” quando le cose sarebbero potute andare davvero peggio. Meno male, invece, significa che le cose sono andate piuttosto bene.

Gli italiani sono diversi dagli inglesi: non è che non amino l’idea di certezze future, al contrario, ne sono completamente affascinati. Per un italiano, un lavoro sicuro, dei bei mobili e un davanzale da cui guardare crescere i gerani sono solo a pochi passi dal paradiso. Ma i giovani italiani tendono ad abbracciare progetti futuri modesti, piuttosto che investire in obiettivi ottimistici. I loro obiettivi di vita sono troppo spesso contaminati dal fattibile, dal probabile e dal verosimile. Potrebbero avere una casa, se la loro prozia muore in tempo per permettere loro di sposarsi. Potrebbero trovare un buon lavoro, se lo zio Bruno incassa tutti i favori che gli spettano. Potrebbero avere figli, se si laureano mentre sono ancora giovani, perché tutti sanno che superare l’esame di diritto privato all’università è a dir poco un miracolo.

Qualche tempo fa stavo pranzando con un amico. Pochi giorni dopo sarebbe tornato negli Stati Uniti per conseguire il dottorato. L’università gli aveva fornito una lista di tutti i documenti necessari per la procedura di iscrizione. Mentre aspettavamo di essere serviti, mi sventolò il foglio davanti al viso. “Vedi”, mi disse, agitando il foglio, “negli Stati Uniti, se vuoi fare qualcosa ti danno una lista che ti spiega come farlo. Questa è la differenza principale tra qui e là. In Italia non ti danno liste. Devi affidarti alla fortuna cieca. Ecco perché in Italia puoi essere felice, ma non puoi fare quello che vuoi».

Non ho più parlato con il mio amico da quando ci siamo salutati quel giorno. Eppure, ripenso spesso alle sue parole. Solo oggi ho capito. In Italia puoi essere felice, ma non puoi fare quello che vuoi. Questa è l’essenza del “meno male”. Le cose non andranno come avevi pianificato, ma funzioneranno, e spesso nel modo “meno peggiore”. L’Italia raramente fornisce una lista di controllo, ma qui si può essere felici. Qui si può essere felici. Grazie al cielo. Thank goodness.

Ciao, come stai?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo solo dirti che stasera stavo pensando a te, pensavo a noi.
Stasera, dopo tanto tempo, ripensavo al passato.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai, stasera mi è scesa una lacrima sul viso
riguardavo le nostre foto insieme…
insieme, già, come una volta
quando eravamo bellissimi.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo dirti che mi manchi
e non so perché ma ti voglio qui con me.
Ti rivoglio come quelle sere quando parlavamo al telefono
fino a tardi
poi tu mettevi giù perché dovevi andare via
e allora mi sentivo solo…

Ciao, come stai?
Spero bene.

Ciao, come stai?
Volevo dirti che io sto bene, e tu?
Spero male.

Ciao, come stai?
Io sto bene e tu?
Anche io.
Dopo tanto ti ho detto addio.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai volevo dirti che ti amo…
Scusa ma ora non posso…
E quando puoi?
Non so, riprova… domani?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Beh, volevo dirti che non ti amo più.
Io invece ho capito di amarti.
Scusa ma ora non posso.
E quando puoi?
Non so… riprova ieri.

Quando si è stanchi e si vuole dormire
il passato ci sorprende e ci ritorna in mente
ci strappa via un po’ di cuore
e dopo tanto, ci fa piangere.

Forse è proprio vero
che all’amore
non si può voltare le spalle…

Luci della città

Elisabetta.
Desdemona. Abrielle.

Ho scoperto stanotte che hai disabilitato il tuo indirizzo email, e nessun altro mio messaggio potrà più raggiungerti.

Mi era preso di scriverti questa sera perché mi era capitato di rivedere un vecchio film, non so se lo conosci, “Luci della città” di Charlie Chaplin.

La scena finale, con il primo piano di Charlot e della fioraia che, toccandogli la mano, si accorge che si tratta dell’uomo che le ha ridato la vista è di una meraviglia tale da lasciar commossi ad ogni visione.

Solo chi ha sofferto, sperato, amato così tanto può comprendere il tumulto interiore degli ultimi istanti di “Luci della città”. Quelli nei quali il cuore sembra scoppiare da un momento all’altro. Nei quali il tempo si vorrebbe più rapido del suo normale scorrere.

Momenti nei quali si vorrebbe dire così tanto da non riuscire a dire niente. Secondi che restano sospesi nel tempo, e immagini che rimangono ancorate nella memoria anche ad anni, decenni di distanza, forse per tutta una vita.

Ho visto quella scena e ho ripensato a noi, a due persone che si sono scritte per tanti anni ma non si sono mai incontrate, e che forse, chissà, sfiorandosi in un pub, un centro commerciale, un teatro, per strada, avrebbero potuto riconoscersi, solo tenendosi la mano.

Avrei voluto tenerti per mano.
Scrivimi, se ci sei ancora.
Mi manchi.

Tutto quanto

È nell’amore che trovi il senso.

Gli anni trascorsi con la persona che ami contengono più di tutti gli altri messi insieme. Puoi prendere tutti gli anni prima e dopo, pesarli e paragonarli a quelli, e non avrebbero neanche una possibilità.

È questa la cosa strana del tempo, non trovi? Non è tutto uguale. Certi giorni, certi anni, certi decenni, sono vuoti.

Non c’è niente dentro. Come acqua piatta.

E poi ti imbatti in un anno, o magari solo un giorno, un pomeriggio. E quello è tutto. Tutto quanto.

Il Passato

È strano quanto sia vicino il passato, anche quando lo credi lontanissimo. Strano come sia capace di balzare fuori da una frase e aggredirti. Strano come ogni oggetto, ogni parola possa ospitare un fantasma.

Il passato non è un luogo a parte. È molti, molti luoghi, sempre pronti a risorgere nel presente. Ed è tutto collegato. È tutta una questione di tempo che si accumula. Continua a crescere, e può coglierti violentemente di sorpresa in qualunque momento. Il passato dimora nel presente ricordandoti tutto ciò che non è più.

Sgorga dai segnali stradali e dalle targhe sulle panchine del parco, dalle canzoni, dai volti e dalle copertine dei libri. Qualche volta basta la vista di un albero o di un tramonto per schiaffeggiarti con la potenza di tutti gli alberi o i tramonti che hai visto in vita tua, e non c’è modo di proteggersi. Non c’è modo di vivere in un mondo senza libri, alberi o tramonti. Non c’è e basta.