Amore Antico

Il nostro amore è un amore antico
è più vecchio di tutti i nostri anni
e ho visto nei tuoi tristi occhi verdi
lacrime familiari

Siamo anime immortali in una nuova vita
Loro ci hanno dato una nuova vita
per vivere e imparare
pochi anni su questa terra
per poi tornare ancora…

Continueremo a ritrovarci e a separarci
perché questo nostro amore dura da millenni
e sopravvive nel tempo
Nel suo respiro ci sono pagine di storie
ancora da raccontare
da vivere e sognare

perché il nostro amore era un amore forte
tutto gli abbiamo dato
e tutto dobbiamo ricevere
Non piangere se restiamo a mani vuote
perché devi credere…

Le anime vivono in eterno
non aver paura di un addio
dammi un bacio quando devi andare
nessuna lacrima, nessun dolore
giusto il tempo di un bacio…
e ricominciare

Le ferite del mio animo

Di notte cammino tra le ferite del mio animo
e guardo ogni volto su ogni autobus
Vedo tu e me e lui e lei
e nulla può sostituire quello che di noi conoscevo
nulla può sostituire quello che di noi conoscevo

E no, non ti lascerò mai andare
perché ora so che avevo una scelta
anche se non non me l’hai fatto capire
forse perché non la sentivi
ma io non ti lascerò andare via
perché avrei potuto amarti per sempre
avrei potuto amarti per sempre

Che cosa vuoi da me? Stai cercando di punirmi?
perché ti amo, perché ti dono la mia anima
Punirmi per non aver fatto nulla
Mi punisci per nulla…

E la notte cammino tra le ferite del mio animo
e guardo ogni volto su ogni autobus
Vedo tu e me e lui e lei
e nulla può sostituire quello che di noi conoscevo
nulla può sostituire quello che di noi conoscevo

E ora non ti permetterò di andar via
non ti lascerò andare
perché avrei potuto amarti per sempre
sì, avrei potuto amarti per sempre
o avrei potuto lasciarti per sempre
lasciarti per sempre…

E cammino tra le rovine del mio animo
e fisso ogni volto su ogni treno
Vedo tu e me e lui e lei
e penso che potrei impazzire
Alcuni giorni penso che potrei impazzire
perché…
sono io sei tu
siamo lui siamo lei
siamo noi

e nulla può sostituire quello che di noi amavo…

dio è morto

(Forse è cominciato tutto con un sussurro in una bianca desolazione: il rancore febbrile di un corpo distrutto, il grido freddo, inutile, gettato a un vento inutile: “Non sai che Dio sta morendo?”)

(Forse nelle sordide celle create da un’inquisizione disumana uno spirito si è infranto, spezzato non dall’acciaio rovente, non dai colpi della frusta, ma da una ferita ben più grande: “Non sai che Dio sta morendo… morendo…”)

(Forse un martire torturato, inchiodato alla croce, ha alzato il capo e ha gridato: “Signore, perché mi hai abbandonato?” E non c’è mai stata risposta. Il tradimento definitivo. La bestemmia immacolata… “Non te l’ha detto nessuno? Dicono che Dio è morto.”)

(Forse sull’altare di una messa satanica la vittima sacrificale, incatenata alla pietra, urla e si agita fra i tormenti. Il pugnale che scende spezza tendini e muscoli ma lascia intatta la coscienza terrorizzata…)

(… Perché continui a pregare? Non lo sai che dio è morto?)

 

… e mi manchi

Scendo dal treno
e cammino ancora lungo quella strada
passo davanti alla tua casa
ma tu non ci sei più…
Sono anni che te ne sei andata
e sei scomparsa da qualche parte

e lo sai che mi manchi?
come al deserto manca la pioggia…

Forse non sei più tra noi
e non so quale improbabile vita hai vissuto
piango davanti alla tua vecchia casa
dove sento la tua voce raggiungermi…
e mi manchi
come al deserto manca la pioggia…

allora ho preso di nuovo il treno
per tornare a casa
e mi domando
che sono venuto a fare…

forse il tuo ricordo ho smarrito?
forse che sul limpido specchio
l’ombra invano aspettavo
dell’amore svanito?

Te ne sei andata da tempo
ma io non riesco ad andare avanti
perché mi manchi
come al deserto manca la pioggia
la pioggia che manca al deserto…

seeme

Mi sento ancora…

Oh… se potessi chiudere gli occhi
e fermare questa stanza che mi gira intorno
qualsiasi rumore potrebbe sorprendermi
tranne lo squillo del mio telefono…
Qualcuno verrà a trovarmi
e potrebbe cambiare il mio umore
perché…

io mi sento sempre su di giri
ma anche così depresso
ancora al massimo
ma anche tanto debole…

Forse è la mia immagine riflessa a mentire
oppure è la mia mente che sta impazzendo…
Perché non torni a casa e provi ad essere me?
potresti leggere quello che ti ho scritto
e potresti ancora ripensarci…

perché mi sento sempre su di giri
ma anche così depresso
ancora al massimo
ma anche tanto debole…

E quando il buio
separa la notte
e si apre il giorno
puoi scendere lentamente
e venire dolcemente
perché…

sono ancora al massimo
e così depresso
ancora così al massimo
ma anche così debole…

 

Il Palazzo delle Nove Frontiere

I miei ricordi…

Sì… li cercavo anche ieri sera…
da anni frugo dappertutto e non li trovo
ma non solo quelli recenti… ce n’erano tanti altri…

Era stato partorito in un fosso, ai margini di un campo.
Con i denti lei aveva tagliato il cordone.
Ci fece un nodo e se ne andò.
Lo chiamarono Biagio Febbraio… perché fu ritrovato in una fredda notte di febbraio.
Ed era il giorno di San Biagio.

Biagio Febbraio sono io.
La mia biografia è falsa.
Dall’inizio alla fine l’ho scritta io.

Fu un vecchio che inventò per me un nome adatto a uno scrittore…
Lui si chiamava Faubain, ed era il mio migliore amico.
E’ stato lui che mi ha reso grande.
Faubain… un barbone.
Alla sua memoria ho dedicato “Il palazzo delle nove frontiere”.

Faubain era un vagabondo. Era l’uomo più intelligente che abbia mai incontrato. Non sono mai riuscito a conoscere il suo passato, non voleva parlarne. Ma ho sempre creduto che fosse stato un importante personalità…
Dopo i miei primi successi, gli avevo offerto di cambiare vita ma non volle mai abbandonare la sua tana sotto il ponte.
Era un tipo fuori di testa. Trascorreva il tempo a scrivere dietro il retro di vecchi calendari, o quaderni, o qualunque cosa trovasse nelle pattumiere. E scriveva fiumi, fiumi… fiumi e fiumi di parole… parole senza senso.

Un giorno mi fu recapitata una sua lettera. L’aprii… e notai per la prima volta che aveva scritto qualcosa di leggibile, più che leggibile. Ogni frase rispettava le regole più sottili della grammatica. Capii che era morto…

Tempo dopo attraversai un periodo molto doloroso. Non riuscivo a scrivere, e non riuscivo a vivere…
Trascorrevo intere settimane seduto alla scrivania, senza trovare in me nulla da dire, e pensavo spesso a quel torrente illeggibile di parole su parole che Faubain mi aveva lasciato in regalo.

Cominciai a riempire le giornate leggendo e rileggendo quella roba…

Non era possibile, un momento prima della morte, scrivere una lettera così toccante, così perfetta, dopo aver passato una vita a frugare tra i rifiuti dell’umanità per allineare parole senza capo né coda…
Per mesi mi sono occupato di quel mostruoso rebus…

Dicevano che ero impazzito, che ero finito… è vero, ma io ero riuscito a trasformare la mia fine in un’infinita eccitazione. Mille volte ho smontato e rismontato quell’oceano indecifrabile, sillaba dopo sillaba, e infine… scoprii il mistero.
Era di una semplicità incredibile.
Faubain non scriveva: copiava ciò che era perfettamente scritto nella sua mente. Trascriveva le parole contemporaneamente su nove quaderni, scomponendo le frasi allo stesso modo in cui si scompongono le cifre aritmetiche… ed era rarissimo trovare due termini che avessero senso uno accanto all’altro, se non accidentalmente. Era straordinario!
Finalmente riuscii a ricomporre il racconto. Era semplicemente sublime. Non potevo neanche immaginare che si potesse scrivere qualcosa di così… puro… di così autentico!

Il palazzo delle nove frontiere: una vera opera… ma io ero un uomo finito e lo sapevo solo io.

L’alcool divenne la mia unica allegria. Avevo bisogno di allegria ogni secondo…
Come potrò mai più raggiungere quel livello?
ma sono condannato a scrivere lo stesso perché… quando scrivo, è come se bevessi.

La mia arte non è altro che una miserevole medicina.
Allora… dimenticatemi spesso
perché…

ricordare…
ricordare è come un po’ morire
e tu adesso lo sai
perché tutto ritorna
anche se non vuoi

e scordare
e scordare che è più difficile…
ora sai che è più difficile
se vuoi ricominciare…

imagine

(Una pura formalità)