La morte dovrebbe essere un demone glorioso,
un amante indulgente
che culla la tua vita
e banchetta con
il lento intreccio
del corpo e dell’anima.
Deve corteggiarti,
far scorrere le sue lunghe dita fredde
dalla tempia alla spina dorsale
e contare i giorni
che salgono verso il cielo.
Dovrebbe accarezzare
quella fessura
dietro le ginocchia,
trovare il delicato spostamento
tra carne
e sangue –
una musica che solo lui può assaporare,
e impastare le morbide
e inutili speranze
e trasformarle in promesse.
Ti amerà
quel tanto che meriti
e poi
quell’ultima sfumatura
di gioia che ti fa spegnere il respiro,
la sua figura cupa e possente
che copre quello che c’è sotto,
prosciugando la luce
dalle tue guance
e rendendo il tuo corpo
un contenitore vuoto
per stuzzicare il suo desiderio.
