Sono stanco

A chi mi domanda perché non sono arrivato in tempo, perché mi sono fermato, chiedo: cosa significa arrivare?
Io volevo solo stare con le persone che amo.
Hanno inventato molte cose su di me. Alcune sono vere, altre no.
Se vi ricordate qualcosa, significa che uno è vivo. Che si è divertito.
Perché lambiccarsi il cervello?
La vita è un gioco e deve rimanere tale.

Perché sono stanco di chi giudica senza andare a fondo.
Sono stanco di chi si arrocca su teorie indiscutibili e non è mai disposto a cambiare idea.
Sono stanco di chi finge di aver capito la realtà solo perché ha imparato a inquadrarla rigidamente.
Sono stanco di chi scambia l’intolleranza e l’ottusità per purezza di pensiero e integrità di azione.
Sono stanco di chi “o è bianco o è nero”.
Sono stremato da questo continuo spiegare, cercare di capire.
Sono stanco di cose fatte a metà.
Sono stanco di scopi meschini.
Sono stanco delle personalità che ti schiacciano, degli individui che anelano alla perfezione e che della perfezione non hanno capito niente.
Sono stanco di chi non riesce a capire che ogni persona è sempre più di quanto sembra.
Sono stanco di chi odia questo mondo e continua a odiarlo tutta la vita, senza muovere neanche un dito per migliorarlo.
Sono stanco di questo continuo conflitto interiore tra vero e falso.
Sono stanco della mia rabbia.
Sono stanco di cercare sempre giustificazioni.
Sono stanco di chi non le cerca mai.
Sono stanco di scavare nel fango per trovare qualcosa di buono.
Sono stanco di chi mi dice di non scavare.
Sono stanco di chi si sente dio, di chi si sente illuminato, di chi è infallibile, di chi sa tutto e non perde occasione per spiegarti com’è la vita.

Non sono stanco di sbagliare.
Io non sono infallibile, non sono illuminato, non sono perfetto. Io sbaglio regolarmente strada e vado benissimo così.

reach out

L’ultima volta

L’ultima volta che ti ho visto
era un mondo amaro che stava peggiorando
perché ti trascina giù e ti precipita in basso
Sei una rosa appassita con spine taglienti come sempre
Quindi ricordati
lui non è niente senza di te

Niente senza te

old_man

Last time I saw you
it’s a bitter world and it’s getting worse
as it drags you down as it tears you down
You’re a withered rose with thorns as sharp as ever
So remember
that he’s nothing without you

Nothing without you

Dolce Abrielle…

Come posso dirti addio?
Come posso pensare di non scriverti più e non poter più leggere le tue risposte? anche quelle mute e inespresse?…

No, non posso. Proprio non ci riesco.

E’ possibile sentire molto di più a volte? Può il cuore diventare un’arma, portando il peso dei sogni non consumati?

Dolce Abrielle, perdonami, ma io mi sono innamorato di te, dei tuoi silenzi, delle tue risposte, delle tue pennellate distratte.

Innamorato. Una parola esagerata. Una parola fuori da ogni logica.
Le labbra si muovono … alcune parole sono pronunciate, e io comprendo l’atto fisico, il significato e la realtà – ma sono solo increspature sulla superficie.

Come posso dirti addio?
Tu non immagini quante volte ti abbia scritto. No, tu non lo immagini…
Una serie infinita.

Quando ti penso sono notti rare dove mi sembra di essere un’ombra danzare con il mondo. E poi ci sono notti che sono di quieta agitazione e la vita fiorisce intorno al mio mondo fuori da ogni controllo in colori vivaci e lividi. Ad ogni parola corrisponde una musica e ogni sfumatura di movimenti mi colpisce e mi affigge al muro del desiderio. Sono tenuto prigioniero dalla bellezza dolce delle parole non dette. Sento il dolore di lacrime perdute e di immagini mormorate in un semplice sussurro che riecheggia vagamente nella mia mente.

Ed è in quelle notti che ti penso. Il passato esonda nel presente e tu diventi il nome sulle mie labbra. Ti sento nell’aria che si muove intorno a me e vedo il tuo viso riflesso in un migliaio di occhi.

Il desiderio è il più dolce dei peccati, la mancanza ancora di più…

dolce

Lo sguardo degli altri

Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi.
I social network sono l’esempio concreto del bisogno di farci vedere.

A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo esser suddivisi in quattro categorie.

La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico.

La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. Si tratta degli instancabili organizzatori di feste e di cene. Essi sono più felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la sensazione che nella sala della loro vita si siano spente le luci. Succede, una volta o l’altra, quasi a tutti. Le persone della seconda categoria, invece, quegli sguardi riescono a procurarseli sempre.

C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. La loro condizione è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l’altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e nella sala ci sarà il buio.

E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori… la categoria a me più affine.

perché la più grande illusione è l’amore…
a meno che non siamo così fortunati da trovare quello vero
quello che rischiara la nostra vita
quello che risplende di luce e ardore
E tu l’hai trovato?

wait

Tu sei la mia più dolce illusione.
Io appartengo alla terza categoria.
Lo sguardo vero, reale della persona amata non credo susciti sensazioni paragonabili a qualsiasi altro sguardo.
L’amore e il sogno sono, alla fine, due grandi illusioni.
E se dobbiamo vivere di illusioni… perchè non vivere nell’illusione dell’Amore?
Su questa terra niente è eterno… né l’Amore, né il sogno…
No. Meglio la terza categoria.

Perché…

Abrielle, perché non ci siamo mai rincorsi nei caffè del centro o nelle stazioni della metropolitana?
Sai, è un gran peccato che la vita non sia un film e che si debba rimanere due sconosciuti in attesa di un “deus ex machina” che non verrà.

Perché è passato il tempo delle corse nelle stazioni, per non parlare di quello degli dei.
E’ passato persino il tempo delle parole, Massimiliano, ormai si ragiona solo in caratteri.
E io non so più scrivere. Ho dimenticato come si fa, in più di una lingua.
Dev’essere passato anche il tempo in cui ti piacevo.

Eyes Wide Shut

No. Tu hai bisogno delle mie parole
sono quelle che rimangono inchiodate
all’orlo della tua gonna…

E io vorrei ascoltare la tua voce e sentire l’impronta delle tue mani
sulle mie
vorrei indossare ogni lettera del tuo nome
sul mio corpo

Abrielle, è curioso ma non riesco a dimenticarti. Anche se non ti conosco, mi sembra di conoscerti da sempre, mi sembra di ricordarti e distinguerti in questo vortice senza fine di volti, persone e corpi che si rincorrono senza trovarsi…

Ho provato a non pensarti, per la verità. Ho obbligato i mesi a offuscare il mio ricordo, ad attenuarlo e a nasconderlo, in modo che io non ti pensassi più e, se ti pensavo, che il ricordo fosse così lontano e nebuloso e fievole da poterlo abbandonare subito, come si abbandona una cosa sfumata, molto, molto lontana.

E adesso, improvvisamente, ecco che sei tornata.

Ti avevo tenuta nascosta, celata nella soffitta della mia mente, nell’angolo più buio e polveroso… eppure adesso sei riapparsa, fresca e splendente, scintillante d’estate, come se fosse stato soltanto ieri.

Abrielle
tutte queste cose che passano, che ci sfuggono per un’inezia e che perdiamo per l’eternità… Tutte le parole che avremmo dovuto dire, i gesti che avremmo dovuto fare, le opportunità che un giorno ci sono apparse e che non abbiamo saputo cogliere, e che sono sprofondate per sempre nel nulla…

Non rimaniamo senza la possibilità di fermarsi e poter soffermarsi sull’attimo fuggente.