Va tutto bene

Stanotte,
averti tra le braccia
come si trattiene l’ultima luce
prima del giorno.

Tu sola
in questa parte segreta del cuore
dove il desiderio arde senza nome,
dove ogni attesa
somiglia a una ferita che canta.

Forse è errore.
Forse soltanto la notte
scompone i confini,
fa più vicine le ombre,
più vero il tremore.

Ma se il mondo tace,
se nessuno conosce
questo nostro precipitare lieve,
dimmi piano
che non vi è colpa nel buio,
che tutto può ancora salvarsi.

Non amore ti chiedo,
non durata, non promessa:
mi basterebbe un’ora,
una sola,
da custodire poi
come una brace sotto la cenere,
come un nome
che non si smette di chiamare in silenzio.

Presto sarai lontana,
restituita alla luce,
al tempo,
alla tua assenza.
E io rimarrò qui,
sulla soglia di questa notte breve,
con il tuo sorriso
simile a una cosa perduta
prima ancora d’essere mia.

Pure lo so:
anche tu hai sentito
questo esitante incendio,
questa dolce rovina
che ci inclina l’anima
verso ciò che non osa dirsi.

Forse è sogno.
Forse desiderio soltanto,
che per un istante
si crede destino.

Ma resta.

Lasciamo che sia il buio
a sciogliere i nostri nomi,
a confondere il rimorso,
a benedire la caduta.

E sia pure un attimo —
purché così vivo
da sembrarci eterno.