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Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna.

Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline. Ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno muoversi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria.

Troppo di tutto, accidenti.

Lettera ad un amore mai nato

Avrei potuto. E’ così.
Avrei potuto trovarti, se avessi voluto.
E allora?

Allora è arrivato il momento della verità.

Queste mie ultime parole devono ispirarsi solo alla verità.
Quante volte invece capita, anche in buona fede, di mistificarla questa verità?
Quante volte vorremmo piegare questa vita ai nostri voleri, ai nostri desideri…

Ti sei domandata perché, in tutti questi anni, io non sia mai venuto a cercarti?
Perché, nonostante tutte le nostre e-mails, nonostante questo blog, io non abbia mai trovato il modo, neppure per un attimo, di diventare più reale?
Lo sai benissimo anche tu che non era poi così complicato trovarti.
Fosse pure per un breve incontro, un drink insieme, un attimo in fondo trascurabile.
Allora?

La verità.

La verità è che non ho potuto.
Dio solo sa quanto lo volessi, ma non ho potuto. Non potevo prima e probabilmente non potrei neanche ora.
Le mie parole, sì, quelle sono sempre state vere, le mie emozioni sono vere, ma è la mia vita a non essere vera, è la mia vita ad essere una maschera, e io non riesco a farla cadere.
Mio Dio, non posso.
Quante volte ho pensato di parlarti, quante volte ho desiderato guardarti negli occhi.
Quante volte ho sentito un’affinità, un’attrazione che va oltre la mia comprensione della vita.
Non ho mai pensato che dovesse nascere qualcosa tra noi.
Non è questo, il punto.

Il punto è che ti ho pensato per troppo tempo e sono arrivato ad un bivio nella mia vita.
Da una parte c’è la comprensibile menzogna.
Dall’altra, l’incomprensibile verità.

Abrielle
Sappi solo che anche io, come te, ti ho cullata nel mio cuore come qualcosa di molto prezioso.
Anch’io mi sono cullato con le tue parole. Anche io ti ho letto con passione. E mi sono innamorato di te e delle tue parole.
E poi un giorno apri gli occhi e ti rendi conto che stai vivendo nell’universo sbagliato.
Nel maledetto universo dove il mio destino non può nemmeno sfiorarti.

A meno che tu non accettassi il mio destino come un fardello.

Perché della vita che ho vissuto poco mi curo; quando questo mondo sarà ridotto in rovina, venga pure quell’altro.
E’ da questa terra che sgorgano i miei piaceri, è questo sole che splende sui miei dolori. Una volta ch’io sia separato da loro, avvenga quel che deve.

Eppure, se mai avessi potuto stringere un patto scellerato con l’angelo delle tenebre, l’avrei siglato col mio sangue per stare un attimo insieme a te.
E quando, guardandoti, avessi pronunciato a quell’attimo… “Fermati dunque, sei così bello!”… a quel punto, tutto sarebbe potuto finire per sempre.

Abrielle…
Ogni attimo, ogni possibilità è un accadimento che capita da qualche parte, nell’universo.
Perché non vieni dalla mia parte?

La nostra casa

Non è rimasto niente
del posto…
solo una planimetria
incisa nei nostri cuori.
L’estate ha un modo tutto suo
di far finire il mondo.
Dicono che la casa sia bruciata
una mattina d’agosto
trenta minuti di scintille
nella gloria di Dio
fuori sul prato.
I vicini non lo hanno
neanche notato
e i pompieri
dormivano tutti, quel giorno.

Siamo tornati in autunno
e perlustrato il cortile,
cercando di ricordare
dove era il soggiorno
e di che colore
avevamo dipinto la cucina…
ricordi sopiti nelle ceneri
come soffici orme di gatto
dove lievi i nostri passi
hanno rivelato cosa
fingevamo di non sapere.
Quella fine è stata
una perdita tremenda.
E i nostri ricordi rimangono
freddi e immobili nell’oscurità…

Arianna

Quella pazza, folle e scatenata.
Quella seria, dolce e sempre attenta.
Due personalità, una persona ed una gran confusione…

Arianna:
sempre con la sigaretta in bocca.
sempre con il sorriso sul viso, anche quando dovrebbe piangere.
sempre con la macchina fotografica appresso.
sempre con un foglio ed una penna in mano.
sempre con la sua generosità che manderebbe nel cesso.
sempre con la sua freddezza, e il suo muro protettivo.
sempre con gli occhi aperti e i piedi per terra.
sempre con qualcosa da dire.
sempre con quella sua matta voglia di volare che si porta dietro da sempre.
sempre con quel desiderio di urlare, ridere, ballare e sballare in ogni momento.

Arianna, che farebbe di tutto per smettere di pensare per un secondo, o forse anche per l’eternità.
Arianna, sette lettere dell’alfabeto che nascondono tanto, troppo.
Tante esperienze in pochi anni,
tante lacrime in un passato che sembra non avere mai fine
e tanti sorrisi nel presente, che spera rimarrà futuro.

Arianna:
sempre senza mai, tutta se stessa.

I sogni passati

Quando il tempo passa scorrono via tutti i sogni e rimane solo la vita…
Il sogno dei miei diciotto anni è svanito.
Non si tratta soltanto dei diciotto anni del corpo fisico… ma di qualcosa d’altro.
Sono gli anni dell’avvenire, e le promesse della vita, e i sogni assurdi e irrealizzabili di quegli anni, e l’amore che ti accompagna alla primavera dell’esistenza.
A volte penso che mi piacerebbe tornare indietro.
Ma poi alla fine ci ripenso… perché in fondo la mia vita ha seguito le mie scelte.
Sono loro che nel bene o nel male le danno un significato.
E danno un significato anche a quello che sono io adesso, alle mie parole, ai miei pensieri.
Anche a queste poche righe, che ti sto scrivendo.
Perché sto sperimentando una cosa che mi lascia perplesso.
Mi manchi…