La vita e la non-vita

Quando si arriva a una certa età si è circondati dai fantasmi. Vivono dentro di noi e passiamo così tanto tempo a parlare con i morti quanto ne passiamo con i vivi.

Certo, anche i giovani sanno che moriranno, ma per gli anziani è la perdita degli altri che ha un effetto molto profondo. E non puoi mai sapere cosa farai di quest’accumulazione di persone che abbiamo perso finché non la vivi.

La vita è breve, è fragile, ti inganna. Dopotutto, quante persone amiamo davvero nel corso della nostra vita? Poche, molto poche. Quando la maggior parte se ne va, la mappa del nostro mondo interiore cambia.

Scriveva Proust: «Si dice a volte che qualcosa d’un essere può sussistere dopo la sua morte se questo essere era un artista e ha messo qualcosa di sé nella sua opera. Allo stesso modo, forse, una sorta di anima prelevata da un essere e innestata nel cuore di un altro vi prosegue la propria vita anche quando l’essere da cui essa proviene sia perito».

Sappiamo che tra i vivi e i morti c’è un legame, e che un legame profondo come quello che c’era quando l’altro era in vita può proseguire anche dopo la morte, perché se uno muore prima dell’altro, il vivo può mantenere il morto in una specie di limbo provvisorio tra la vita e la non-vita, ma quando muore anche il vivo, allora è la fine, e la coscienza del morto si spegne per sempre.

 

Ciao, come stai?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo solo dirti che stasera stavo pensando a te, pensavo a noi.
Stasera, dopo tanto tempo, ripensavo al passato.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai, stasera mi è scesa una lacrima sul viso
riguardavo le nostre foto insieme…
insieme, già, come una volta
quando eravamo bellissimi.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo dirti che mi manchi
e non so perché ma ti voglio qui con me.
Ti rivoglio come quelle sere quando parlavamo al telefono
fino a tardi
poi tu mettevi giù perché dovevi andare via
e allora mi sentivo solo…

Ciao, come stai?
Spero bene.

Ciao, come stai?
Volevo dirti che io sto bene, e tu?
Spero male.

Ciao, come stai?
Io sto bene e tu?
Anche io.
Dopo tanto ti ho detto addio.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai volevo dirti che ti amo…
Scusa ma ora non posso…
E quando puoi?
Non so, riprova… domani?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Beh, volevo dirti che non ti amo più.
Io invece ho capito di amarti.
Scusa ma ora non posso.
E quando puoi?
Non so… riprova ieri.

Quando si è stanchi e si vuole dormire
il passato ci sorprende e ci ritorna in mente
ci strappa via un po’ di cuore
e dopo tanto, ci fa piangere.

Forse è proprio vero
che all’amore
non si può voltare le spalle…

Luci della città

Elisabetta.
Desdemona. Abrielle.

Ho scoperto stanotte che hai disabilitato il tuo indirizzo email, e nessun altro mio messaggio potrà più raggiungerti.

Mi era preso di scriverti questa sera perché mi era capitato di rivedere un vecchio film, non so se lo conosci, “Luci della città” di Charlie Chaplin.

La scena finale, con il primo piano di Charlot e della fioraia che, toccandogli la mano, si accorge che si tratta dell’uomo che le ha ridato la vista è di una meraviglia tale da lasciar commossi ad ogni visione.

Solo chi ha sofferto, sperato, amato così tanto può comprendere il tumulto interiore degli ultimi istanti di “Luci della città”. Quelli nei quali il cuore sembra scoppiare da un momento all’altro. Nei quali il tempo si vorrebbe più rapido del suo normale scorrere.

Momenti nei quali si vorrebbe dire così tanto da non riuscire a dire niente. Secondi che restano sospesi nel tempo, e immagini che rimangono ancorate nella memoria anche ad anni, decenni di distanza, forse per tutta una vita.

Ho visto quella scena e ho ripensato a noi, a due persone che si sono scritte per tanti anni ma non si sono mai incontrate, e che forse, chissà, sfiorandosi in un pub, un centro commerciale, un teatro, per strada, avrebbero potuto riconoscersi, solo tenendosi la mano.

Avrei voluto tenerti per mano.
Scrivimi, se ci sei ancora.
Mi manchi.

Volano via

Volano via i pensieri più folli,
volano via i pensieri più vivi,
volano via le rime,
le note,
le strofe.

Volano via sorrisi,
volano via lacrime,
volano via i ricordi.

Tutto vola,
tutto è leggero,
tutto.

Volano via le sere passate ad aspettarti,
volano via le sere al cinema
passate a ridere.

Vola via il fumo della sigaretta appena accesa,
vola via il profumo del caffè
che tanto mi fa impazzire,
vola via la libertà,
vola via quella colomba lassù.

Volano via le nuvole,
vola via tutto.
E io resto con i piedi per terra.
Aspettando l’amore
per volare via da qui.

Volano i miei pensieri
vola la mia mente
per lasciar spazio
ai miei sogni
impossibili.

Reticenza

Lei amava la fame di lui
la dolce sete non placata
che infestava il suo colletto
come una debole colonia
posta con noncuranza in luoghi
che lei voleva toccare.
Amava il modo in cui si costruiva
dagli accenni che lasciava nei suoi vestiti
quella brezza soffice che si dipanava
appena sotto i suoi occhi
mentre la camicetta si spostava
e correva lungo il blu della sua schiena
e lo invitava ad avvicinarsi
per testare ogni bottone.
Amava sentire la volontà
intrecciata come nodi intrecciati
e la sua cravatta che sussurrava
contro i suoi polsi,
chiedendole se fosse d’accordo
e come sarebbe stata la sua pelle all’alba
vestita solo dei suoi desideri
e di quel leggerissimo filo
di reticenza…

 

Quella notte

Ho camminato sulle mie deboli ginocchia
per settimane
inciampando sulla ghiaia
gli occhi lividi
lottando invano
per ritrovare il ricordo di quel giorno perduto
nel fondo di un bicchiere
ormai vuoto.

Penso che rabbrividire
e piangere
non mi faranno ricordare quella notte
troppo caldo
troppa luce.

Solo una scena nella mia mente
rimane indelebile
il contatto con la pelle sul divano
e poi, labbra in movimento
tazzine di plastica decorate di bianco
forse una carta oleata
dove i resti di una vodka
si posarono nella parte inferiore
il momento che ho cercato di sedermi
oscillavo lievemente come un pendolo
mi ha fatto ridere

quell’istante non è cambiato
dall’essere il solo
ad essere fuori dalle mie mani
la transizione del secondo successivo
nell’oscurità insondabile,
mi ha svuotata,
e ho provato dolore

E poi più nulla.

Ancora,
trovo le mie dita scavare nei miei palmi.
Nascoste
come per stare al sicuro.
Protette.
Intatte.

Non riesco mai a ritornare a quella notte
l’ho persa…