Stamani…

stamani (o ieri notte tardi, o oggi presto, non so) mi sono svegliato (o stavo andando a dormire?) con la voglia di scriverti qualcosa, sarà colpa della plastica che ho nelle coronarie o della mia sensibilità biodegradata ma provo sollievo a parlare un po’ con te, con una persona evanescente come i vapori della benzina eppur reale e nitida come le albe delle domeniche d’inverno.

Non so davvero… tu hai una vita da gustare ed io avrei un tempo da afferrare prima che mi scivoli completamente dalle dita. In ogni caso sono qui davanti al mio tablet a scrivere parole di cui non conosco il fine né l’origine. Vorrei raccontarti qualcosa, ecco, vorrei raccontare la mia estate (come alle medie )… non ci riesco, eppure ho fatto tante cose (viaggiato, incontrato, riso, ballato e dimenticato), nessuna memorabile a quanto pare oppure ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.

Abrielle, tu come passi le tue giornate? Te lo chiedo perché non riesco a ricordare che diavolo facessi a ventanni, sembra passato un secolo, invece non sono tanti anni. Cazzo, non ricordo davvero, eppure sono convinto di aver avuto un periodo pieno di amici, cantanti, nani e domatori ad intrattenermi, di aver visto tramonti e di aver sempre avuto almeno una canzone. Qualcosa forse riaffiora dall’oblio, sì, mi pare, ero sempre in giro con gli amici, sempre con un bicchiere mezzo vuoto in mano, tante ragazze e qualche dispiacere lasciato nei cassetti di qualche albergo, ricordo le serate calde e piene di aspettative, i motorini, la municipale, le birre bevute al caldo di qualche pub con l’ossessione di non tornare tardi o di non tornare troppo presto. Le file per entrare ed i tavoli da spacconi nelle discoteche di mezza Italia, le risse, le bottiglie, gli amici, la musica disco (che, adesso come allora, detesto), tutti i sabati le cene con venti persone (adesso al massimo si arriva a sei), le occupazioni, le corse in motorino, i libri mangiati e non digeriti, le parole piene di significato, le colazioni alle 5 del mattino nei peggiori bar dell’emisfero boreale… ah beh… non posso continuare così… Forse ti annoierò di nuovo, perdonami, ma ti amo.

“passerà questa pioggia sottile come passa il dolore

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