Quando mi baci

Quando mi baci, mi baci davvero.
Mi sento stordita, viva
come se ogni respiro fosse importante.
Quando mi tocchi, mi tocchi davvero.
Mi dissolvo, divento informe
scintillo e frizzo, come un vino d’estate.
Quando mi ascolti, mi ascolti davvero
anche quando sono in silenzio.
Sono confortata, calma.
Quando mi abbracci, mi abbracci davvero
e mi sento al sicuro
come se fossi finalmente a casa.

Abrielle, come poesia

Una volta eri un verso di Baudelaire
qualcosa sui fiori
che non erano fedeli a nessuno
e ti ho baciata
quando nessuno mi guardava.
Un giorno eri una strofa di Byron
che si trovava
sulle bianche scogliere di qualche luogo
e lodavo le tue sopracciglia.
Tu non sei niente di simile all’estate
o un continente perduto
il tuo paesaggio
è troppo audace per questo.
Le tue spalle non sono
un paese
o una battaglia da vincere.
Pensavo fossi una poesia
o forse un’ode
o un sonetto
parole stuzzicate e intrecciate
che battevano e sanguinavano
sulla mia umile penna,
non la carne e il sangue
di cosce e fianchi
che maturano sotto il mio sguardo,
in attesa di essere narrati.

La vita e la non-vita

Quando si arriva a una certa età si è circondati dai fantasmi. Vivono dentro di noi e passiamo così tanto tempo a parlare con i morti quanto ne passiamo con i vivi.

Certo, anche i giovani sanno che moriranno, ma per gli anziani è la perdita degli altri che ha un effetto molto profondo. E non puoi mai sapere cosa farai di quest’accumulazione di persone che abbiamo perso finché non la vivi.

La vita è breve, è fragile, ti inganna. Dopotutto, quante persone amiamo davvero nel corso della nostra vita? Poche, molto poche. Quando la maggior parte se ne va, la mappa del nostro mondo interiore cambia.

Scriveva Proust: «Si dice a volte che qualcosa d’un essere può sussistere dopo la sua morte se questo essere era un artista e ha messo qualcosa di sé nella sua opera. Allo stesso modo, forse, una sorta di anima prelevata da un essere e innestata nel cuore di un altro vi prosegue la propria vita anche quando l’essere da cui essa proviene sia perito».

Sappiamo che tra i vivi e i morti c’è un legame, e che un legame profondo come quello che c’era quando l’altro era in vita può proseguire anche dopo la morte, perché se uno muore prima dell’altro, il vivo può mantenere il morto in una specie di limbo provvisorio tra la vita e la non-vita, ma quando muore anche il vivo, allora è la fine, e la coscienza del morto si spegne per sempre.

 

Ciao, come stai?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo solo dirti che stasera stavo pensando a te, pensavo a noi.
Stasera, dopo tanto tempo, ripensavo al passato.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai, stasera mi è scesa una lacrima sul viso
riguardavo le nostre foto insieme…
insieme, già, come una volta
quando eravamo bellissimi.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Volevo dirti che mi manchi
e non so perché ma ti voglio qui con me.
Ti rivoglio come quelle sere quando parlavamo al telefono
fino a tardi
poi tu mettevi giù perché dovevi andare via
e allora mi sentivo solo…

Ciao, come stai?
Spero bene.

Ciao, come stai?
Volevo dirti che io sto bene, e tu?
Spero male.

Ciao, come stai?
Io sto bene e tu?
Anche io.
Dopo tanto ti ho detto addio.

Ciao, come stai?
Spero bene.
Sai volevo dirti che ti amo…
Scusa ma ora non posso…
E quando puoi?
Non so, riprova… domani?

Ciao, come stai?
Spero bene.
Beh, volevo dirti che non ti amo più.
Io invece ho capito di amarti.
Scusa ma ora non posso.
E quando puoi?
Non so… riprova ieri.

Quando si è stanchi e si vuole dormire
il passato ci sorprende e ci ritorna in mente
ci strappa via un po’ di cuore
e dopo tanto, ci fa piangere.

Forse è proprio vero
che all’amore
non si può voltare le spalle…

Luci della città

Elisabetta.
Desdemona. Abrielle.

Ho scoperto stanotte che hai disabilitato il tuo indirizzo email, e nessun altro mio messaggio potrà più raggiungerti.

Mi era preso di scriverti questa sera perché mi era capitato di rivedere un vecchio film, non so se lo conosci, “Luci della città” di Charlie Chaplin.

La scena finale, con il primo piano di Charlot e della fioraia che, toccandogli la mano, si accorge che si tratta dell’uomo che le ha ridato la vista è di una meraviglia tale da lasciar commossi ad ogni visione.

Solo chi ha sofferto, sperato, amato così tanto può comprendere il tumulto interiore degli ultimi istanti di “Luci della città”. Quelli nei quali il cuore sembra scoppiare da un momento all’altro. Nei quali il tempo si vorrebbe più rapido del suo normale scorrere.

Momenti nei quali si vorrebbe dire così tanto da non riuscire a dire niente. Secondi che restano sospesi nel tempo, e immagini che rimangono ancorate nella memoria anche ad anni, decenni di distanza, forse per tutta una vita.

Ho visto quella scena e ho ripensato a noi, a due persone che si sono scritte per tanti anni ma non si sono mai incontrate, e che forse, chissà, sfiorandosi in un pub, un centro commerciale, un teatro, per strada, avrebbero potuto riconoscersi, solo tenendosi la mano.

Avrei voluto tenerti per mano.
Scrivimi, se ci sei ancora.
Mi manchi.