Elisabetta.
Desdemona. Abrielle.
Ho scoperto stanotte che hai disabilitato il tuo indirizzo email, e nessun altro mio messaggio potrà più raggiungerti.
Mi era preso di scriverti questa sera perché mi era capitato di rivedere un vecchio film, non so se lo conosci, “Luci della città” di Charlie Chaplin.
La scena finale, con il primo piano di Charlot e della fioraia che, toccandogli la mano, si accorge che si tratta dell’uomo che le ha ridato la vista è di una meraviglia tale da lasciar commossi ad ogni visione.
Solo chi ha sofferto, sperato, amato così tanto può comprendere il tumulto interiore degli ultimi istanti di “Luci della città”. Quelli nei quali il cuore sembra scoppiare da un momento all’altro. Nei quali il tempo si vorrebbe più rapido del suo normale scorrere.
Momenti nei quali si vorrebbe dire così tanto da non riuscire a dire niente. Secondi che restano sospesi nel tempo, e immagini che rimangono ancorate nella memoria anche ad anni, decenni di distanza, forse per tutta una vita.
Ho visto quella scena e ho ripensato a noi, a due persone che si sono scritte per tanti anni ma non si sono mai incontrate, e che forse, chissà, sfiorandosi in un pub, un centro commerciale, un teatro, per strada, avrebbero potuto riconoscersi, solo tenendosi la mano.
Avrei voluto tenerti per mano.
Scrivimi, se ci sei ancora.
Mi manchi.
