Il ricordo

«C’è stata una ragazza,» disse Massimiliano. «Tanto tempo fa, c’è stata una ragazza.»

Erano trascorsi anni da quando aveva ricordato nitidamente per l’ultima volta. Aveva obbligato gli anni a offuscare il ricordo, ad attenuarlo e a nasconderlo, in modo che lui non ci pensasse più e, se ci pensava, il ricordo fosse così lontano e nebuloso e fievole da poterlo abbandonare subito, come si abbandona una cosa sfumata molto, molto lontano. E adesso, improvvisamente, ecco che il ricordo era ritornato.

C’era stata una ragazza, e una valle fatata dove loro avevano passeggiato, una valle di primavera, la ricordava, con i fiori rosa acceso dei meli selvatici che fiammeggiavano sulle colline, e il canto e delle allodole che sfrecciavano felici nel cielo, e c’era stata una pazza brezza di primavera che increspava l’acqua e soffiava sull’erba, così che il prato sembrava ondeggiare e diventava un lago coronato di creste bianche di spuma.

Avevano passeggiato in quella valle, e non c’era dubbio che fosse fatata, perché quando lui vi era ritornato non c’era più… o, almeno, non era più la stessa valle. Era ritornato, lo rammentava ancora, e aveva trovato una valle molto, molto diversa.

Vi aveva passeggiato vent’anni prima, e per tutti quei vent’anni l’aveva tenuta nascosta, celata nella soffitta della sua mente, nell’angolo più buio e polveroso… eppure adesso era riapparsa, fresca e splendente a fatata, scintillante e frusciante di primavera, come se fosse stato soltanto ieri.

 

 

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